Una telenovela fatta di tante puntate, tutte uguali. Il Giappone ha aumentato i tassi di interesse di riferimento ma ciò non è servito granché a risollevare le sorti dello yen. Sorti che potrebbero innescare, parlano le autorità pubbliche, un altro intervento a mercato.
A parlare, nello specifico, è il segretario di gabinetto Minoru Kihara, secondo quanto viene riportato da Reuters. Il Giappone, ancora una volta, sarebbe pronto a rispondere. Cosa che – pur senza conferme ufficiali – è probabilmente già avvenuta diverse volte nel corso degli ultimi mesi, ogniqualvolta lo yen ha superato soglia 160 contro il dollaro USA.
Yen ancora pericolosamente sopra la soglia ritenuta di guardia
Non c’è nessuna regola scritta, ma piuttosto il frutto dell’esperienza. Il cambio USDJPY sopra i 160 è stato, storicamente e nel breve periodo, considerato il livello limite che ha comandato interventi a mercato da parte delle autorità giapponesi. Interventi che non piacciono agli USA – che storicamente preferiscono che i mercati facciano il loro corso – e che non piace neanche al Fondo Monetario Internazionale, che potrebbe declassare lo yen a valuta semi-libera in termini di fluttuazione.
Tant’è che da qualche tempo si cavilla dalle parti di Tokyo su quanti interventi si possano fare prima di perdere lo status di divisa che fluttua liberamente.
Siamo pronti a rispondere in modo appropriato ai movimenti della divisa nazionale, in qualunque momento.
Questo è stato il laconico messaggio di Minoru Kihara, segretario di gabinetto generale di Tokyo, durante una conferenza stampa.
Con ogni probabilità c’è stato un tentativo di sfruttare un effetto annuncio che però ha sortito effetti nulli. Lo yen continua a scambiare sopra quota 160, e gli short dei fondi USA rimangono ai massimi storici. Fondi che non si sono fatti liquidare neanche con la pubblicazione della decisione di aumento dei tassi di Bank of Japan e dalla conseguente guidance piuttosto restrittiva.
Pesa anche un Warsh hawkish
A spaventare Tokyo è anche Kevin Warsh, che ieri in conferenza stampa si è mostrato più hawkish del previsto, portando il dollaro a importanti rialzi. Dalla pubblicazione della decisione di Fed di lasciare i tassi invariati ma con linguaggio restrittivo, l’indice DXY è tornato sopra i 100.

Un livello che è il più alto da aprile a questa parte e che comincia a creare sconquassi anche ad altre latitudini. Una situazione che andrà seguita, anche per l’importanza del carry trade e più in generale per la rilevanza del mercato giapponese sullo scenario globale.
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