Dopo il FUD sullo stato di salute economica e finanziaria della Ethereum Foundation, arriva una discussione molto accesa sul forum della community del secondo ecosistema crypto per capitalizzazione di mercato. Un dibattito che è partito dalla proposta, ancora non ufficializzata (e dunque ancora neanche votata) di trasferire una parte delle ricompense dello staking verso lo sviluppo dell’ecosistema.
La proposta è stata avanzata da cleseage – che parla di fallimento di coordinazione tra gli incentivi del governo. Tutti, afferma, godono dei miglioramenti del network, ma nessuno vuole pagare. E questo crea una situazione di free riding che può essere almeno in parte corretta con la sua proposta. I cambiamenti proposti sono in realtà due.
I cambiamenti proposti
La proposta che ha fatto più discutere riguarda una certa percentuale da allocare al funding dell’ecosistema Ethereum. Se – secondo la proposta – si riuscirà a raggiungere una maggioranza tra i validator, sarà imposta a tutti.
Si tratta in realtà di una percentuale variabile, a seconda di quanti esprimeranno di essere d’accordo con l’iniziativa tra i validator. Sarà comunque fissata una percentuale massima al 10% delle ricompense della revenue che si ottiene mettendo in staking i propri $ETH.
La seconda proposta è in realtà dipendente dalla prima. Ci sarebbe infatti la possibilità da parte di chi contribuisce obbligatoriamente di indicare le proprie preferenze in termini di entità da finanziare. Una sorta di funzionamento stile 5 per mille che permetterebbe a chi paga effettivamente di esprimere una sorta di direzione.
Polemiche importanti
La proposta ha già raccolto qualche consenso, ma il sentiment che domina al momento è quello della confusione e della polemica.
Anche tra gli sviluppatori c’è chi non è d’accordo – in quella che sarà l’ennesima discussione sul riallineamento tra quelli che sono gli obiettivi del network e gli incentivi economici che lo stesso offre.
Soltanto pochi giorni fa c’era stata una polemica, con un ex-sviluppatore che ha parlato di 3-9 mesi al massimo prima di una crisi finanziaria che finirebbe per coinvolgere lo sviluppo di Ethereum.
Questioni forse eccessive però, che non dovrebbero essere prese troppo in considerazione da chi vuole avere chiara la situazione.
Le discussioni – ci permetterete un’opinione personale – ci sono, come è giusto che ci siano in tutti i protocolli vivi e con un certo grado di decentralizzazione. Il vero allarme per Ethereum sarebbe in realtà l’assenza totale di discussioni. Qualcosa che è proprio o di protocolli che non interessano a nessuno, oppure dove ci sono interessi così centralizzati da non permettere le discussioni di cui sopra.
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