ESCLUSIVA CRIPTOVALUTA:IT®: I miner Bitcoin sono davvero in crisi? L’ultimo aggiornamento della difficulty ha visto un -10%, riduzione sensibile della potenza di calcolo che viene destinata alla sicurezza del network e alla produzione di blocchi (e dunque di nuovi Bitcoin). Un rallentamento che in molto hanno collegato al prezzo poco entusiasmante di $BTC e all’assalto dell’AI ai miner (vogliono tanta potenza di calcolo, la pagano bene).
Il monitoraggio dello stato del mining è un esercizio utile per capire la fase di mercato nella quale si trova Bitcoin. Per farlo – abbiamo contattato Kaan Farahani di Luxor, tra i massimi esperti mondiali di ciò che accade nel mondo del mining Bitcoin.
Mining, AI, clima e difficoltà per il prezzo
Criptovaluta.it®: l’ultimo aggiustamento di difficoltà del 10% deve essere interpretato come una reazione ciclica al prezzo di Bitcoin? Oppure ad altro?
Kaan Farahani: Lo stato attuale del mining di Bitcoin è influenzato da una combinazione di fattori:
- L’elevata volatilità del prezzo di BTC, determinata dall’incertezza macroeconomica e dalle tensioni geopolitiche.
- Il calo della difficoltà della rete, dovuto al peggioramento dell’economia del mining di Bitcoin e alla continua transizione verso infrastrutture AI/HPC (High-Performance Computing).
Sebbene questi fattori stiano avendo un impatto negativo sulle operazioni del mining industriale, questa particolare combinazione di eventi sta, in modo controintuitivo, creando opportunità per operazioni di dimensioni più ridotte, modulari e per i miner privati. I prezzi dell’hardware sono ai minimi storici e la diminuzione della difficoltà della rete comporta un hashprice più elevato denominato in BTC, suggerendo che questo potrebbe essere un momento favorevole per entrare nel mercato.

Criptovaluta.it®: ci sono stati altri fattori importanti che hanno impattato sulla capacità dei miner di partecipare al network?
Kaan Farahani: Per quanto riguarda l’ultimo aggiustamento della difficoltà (-10,09% del 13 giugno), questo va interpretato principalmente analizzando la situazione da un angolo meteorologico, dato che la stagione del 4CP nel mercato elettrico ERCOT del Texas è appena iniziata.
Il Four Coincident Peak (4CP) è il meccanismo utilizzato da ERCOT per allocare i costi di trasmissione ai grandi consumatori di energia in Texas. Le spese di trasmissione che un impianto dovrà sostenere nell’anno successivo vengono determinate in base alla sua domanda elettrica durante i quattro intervalli di 15 minuti in cui la domanda complessiva della rete raggiunge il picco (uno per ciascuno dei mesi di giugno, luglio, agosto e settembre).
Per questo motivo, i miner riducono volontariamente le proprie operazioni nelle ore in cui è più probabile che si verifichino tali picchi – tipicamente nei caldi pomeriggi estivi – rimuovendo una quota significativa di hashrate dalla rete per finestre temporali brevi e prevedibili.
Poiché una parte rilevante dell’hashrate globale è concentrata nell’area ERCOT (circa il 17%), l’effetto del 4CP è visibile anche a livello di rete Bitcoin: i tempi di generazione dei blocchi rallentano durante le ore di picco e l’effetto cumulativo tende a ridurre sia l’hashrate sia la difficoltà della rete nel corso degli epoch estivi.
Questo fenomeno è noto come “Summer Slowdown” (rallentamento estivo).

Niente crisi, ma tante “coincidenze”
Troppo presto dunque per parlare di crisi – cosa che stanno facendo diversi dei detrattori di Bitcoin. Ci sono delle questioni che andranno risolte, come quella del prezzo, dal quale dipendono i ricavi effettivi dei miner, ci sono dei cambiamenti importanti, come quelli introdotti dall’intelligenza artificiale e dalla sua fame di potenza di calcolo e ci sono questioni più stagionali.
Ad ogni modo, come è visibile dai grafici, l’hashrate rimane molto elevato. E la rete di Bitcoin su livelli di sicurezza estremamente elevati.
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