La settimana che si apre tra poche ore sarà ancora teatro di interessanti dati macro, che potrebbero modificare significativamente l’andamento dei mercati. Gli occhi degli operatori di mercato saranno tutti puntati sull’evento di giovedì, alle 14:30 italiana, quando ne sapremo di più della disoccupazione USA.
Dopo aver visto, pochi giorni fa, l’evoluzione dell’inflazione, si tornerà pertanto a parlare di mercato del lavoro, che rimane l’altra faccia della luna per una Federal Reserve dagli atteggiamenti molto hawkish – e che potrebbero essere sconfessati dai dati. O almeno questo è ciò che sperano i più ottimisti.
I dati sulla disoccupazione: ci punta anche Morgan Stanley
Proprio ieri abbiamo letto quanto Morgan Stanley ha diffuso ai suoi clienti in merito ai tassi di interesse negli USA. Il gruppo rimane scettico del percorso di rialzo e ritiene che entro fine anno non ci saranno gli aumenti che invece il FOMC ha lasciato intendere – e che anzi ha messo nero su bianco sul dot plot.
La stessa Morgan Stanley però ha avvisato chiaramente sui rischi che vengono, al contrario, dalla disoccupazione. Se dovesse venire fuori un tasso di disoccupati troppo basso, allora si aprirebbe la strada, per Fed, degli aumenti ai tassi di interesse per contenere un’inflazione ancora dura a morire, e che come ha ricordato il presidente di Fed Kevin Warsh, è sopra il target del 2% da più di 5 anni.
Il dato che arriva giovedì sarà pertanto il più importante di sempre: sarebbe preferibile, almeno per i mercati e per chi sogna una politica monetaria meno restrittiva, un leggero peggioramento su questo fronte.

Anche se in crescita dal 2023, la disoccupazione rimane su livelli relativamente bassi. Le ultime letture hanno oscillato tra il 4,3% e il 4,4%, segnalando un mercato del lavoro non abbastanza in difficoltà per ostacolare le manovre hawkish di Fed.
Le aspettative sono di una disoccupazione statica, con un’altra lettura al 4,3%. In genere questo dato non presenta oscillazioni significative da quello che fissano gli analisti come forecast, ma è comunque da qui che si dovrà partire nell’analisi.
Cosa preferirebbe Bitcoin?
Probabilmente un dato paradossalmente più alto, o comunque non più basso delle previsioni. Una lettura di questo tipo infatti lascerebbe aperta la porta forse non di tagli, ma di un temporeggiamento che sarebbe oro colato.
Per chi? Semplice: per mercati che hanno già prezzato più di un rialzo entro la fine del 2026. Una situazione complessivamente di difficile lettura e che è stata anche responsabile di quanto è avvenuto a Bitcoin in termini di prezzo. Seguiremo pertanto molto da vicino le evoluzioni di questo specifico dato. E potrai parlarne con noi – e ricevere il dato in tempo reale – sul nostro canale Telegram ufficiale, tramite il quale puoi rimanere sempre aggiornato sulle ultime novità di mercato.
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