Una sorpresa positiva per i mercati potrebbe arrivare dai tassi di interesse negli Stati Uniti. La grande banca d’affari Morgan Stanley ha infatti mantenuto la sua previsione no rialzi entro la fine del 2026, nonostante i mercati ne stiano prezzando quasi due da qui all’incontro del FOMC di dicembre. Non è l’unica banca a essere scettica sulla possibilità che Fed aumenti davvero i tassi di interesse di riferimento.
A parlare è Michael Gape, che afferma che i dati usciti dopo l’ultimo incontro del FOMC rafforzano l’idea che in realtà sostiene da tempo. A meno che non ci siano delle importanti sorprese per quanto riguarda la disoccupazione (principalmente).
Ci eravamo dimenticati dei dazi
Oltre alla questione dei tassi, Gape si occupa di un tema che (complice la guerra) tutti avevano accantonato. È quello dei dazi, che pur hanno impattato sull’inflazione e che dovrebbero vedere la loro forza in termini di rialzo dei prezzi scemare tra poco.
- Previsioni sul PCE
Gape ritiene che la previsione mediana dei membri del FOMC sull’inflazione PCE sia troppo elevata. Le sue previsioni sono per una PCE Core al 3,0% entro fine anno e al 3,2% per quanto riguarda la misurazione headline, che è quella che include anche i prezzi energetici e i prezzi del settore alimentare, notoriamente più volatili. In una situazione del genere, se dovessero rivelarsi corrette le previsioni dell’analista di Morgan Stanley, saremmo in condizioni che difficilmente potrebbero giustificare un aumento dei tassi di interesse di riferimento negli Stati Uniti.

- Unica incognita? La disoccupazione
L’unica cosa che Gape teme è un ritorno del mercato del lavoro ruggente. Afferma infatti che l’analisi di cui sopra potrebbe essere invalidata da una disoccupazione sotto il 4%. Vorrebbe dire però, aggiungiamo noi, che in termini relativi avremmo un calo del 10% rispetto ai valori attuali. Forse troppo estremo anche per chi ritiene che l’economia USA abbia ancora tanto da spingere, in termini di crescita del PIL, di domanda di lavoro, etc.
Se così fosse, per Bitcoin…
Oltre a fattori endogeni, Bitcoin ha sicuramente sofferto anche il clima che si respira in termini di politica monetaria. Se la previsione di Gape di Morgan Stanley dovesse infine verificarsi, si tratterebbe senza dubbio alcuno di un’evoluzione positiva per l’intero comparto.

Un’evoluzione positiva che vorrebbe dire lasciare spazio a Bitcoin di tornare a crescere, dato che soffre non solo una politica monetaria restrittiva da mesi, ma anche la possibilità che lo diventi ancora di più.
Avevamo detto in apertura che Morgan Stanley non è l’unica banca d’affari che crede poco alla possibilità che ci siano aumenti dei tassi. Poco prima del FOMC un analista di CITI aveva affermato lo stesso. Qui la sua analisi, per chi vuole vedere il bicchiere mezzo pieno.
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