Tra poche ore si chiuderà il secondo trimestre del 2026. Un secondo trimestre avido di soddisfazioni per il mondo crypto e che sarà seguito da dati che i giornali sfrutteranno per mesi, a certificare la morte, ancora una volta, di Bitcoin e del mondo crypto. Entro il 14 di agosto infatti sapremo, nero su bianco, cosa hanno fatto gli istituzionali delle loro posizioni su Bitcoin e crypto.
Entro il 15 di agosto, infatti, banche d’affari e fondi dovranno inviare a SEC la documentazione ufficiale riguardante le loro posizioni e le variazioni significative. Dato l’andamento del mercato, ci sarà con ogni probabilità una forte riduzione delle detenzioni. E da qui, materiale per le narrative catastrofiste dei giornali. Noi cerchiamo di partire in largo anticipo e di spiegare ai nostri lettori perché tali numeri andranno quasi certamente giù (e perché non è necessariamente un problema).
Inventario e volumi
Tanti degli investitori istituzionali hanno operazioni complesse, all’interno delle quali l’esposizione verso il mondo crypto è in realtà legata a coperture, offerta di investimenti complessa (è il caso ad esempio delle banche) o anche ad attività di market making.
Con i volumi che sono scesi in modo sensibile nel secondo trimestre – è possibile che una parte degli scarichi siano riconducibili in realtà a questo tipo di attività.
- Gli investimenti direzionali
Non vogliamo indorare eccessivamente la pillola. Le performance negative di Bitcoin e crypto avranno avuto effetti anche sulle esposizioni long di certi soggetti istituzionali. Ci aspettiamo che qualcuno, anche tra i nomi più altisonanti, sia in realtà in uscita da Bitcoin e crypto, o comunque in riduzione delle posizioni.
Sarà interessante vedere cosa faranno i fondi sovrani degli Emirati, che sembravano i più convinti delle proprie esposizioni verso Bitcoin, convinti (parrebbe), da Larry Fink di BlackRock. Un Larry Fink che si trova a gestire una situazione piuttosto complicata con l’investitore medio nell’ETF che è sotto del 40% rispetto ai massimi.
Un’estate di sollazzo per gli avversari di Bitcoin?
Probabilmente sì. Anche se non possiamo ancora sapere con certezza come si sono mossi i grandi fondi su Bitcoin e crypto, i numeri degli ETF parlano chiaro. Abbiamo avuto la serie più lunga – a livello settimanale e anche giornaliero – di fuoriuscite di capitale dagli ETF.

È capitale vero, che tramite l’azione dei market maker per riallineare il prezzo delle quote dell’ETF con il sottostante, cede Bitcoin in cambio di dollari.
Un segnale forte, mentre di concause del calo del prezzo di Bitcoin e della relativa attenzione degli istituzionali, ce ne sono in realtà diverse. Saranno movimenti da seguire, rimanendo però sempre lucidi e possibilmente lontani da analisi eccessive e che non tengono conto del quadro di insieme.
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