Donald Trump lo giura: non sapeva nulla del miliardo e più di dollari che sono finiti sui suoi conti in banca grazie agli affari fatti nel mondo delle criptovalute. Tra meme token che sono crollati quasi a zero, improbabili progetti DeFi e NFT, il presidente in carica degli Stati Uniti ha fatto quelli che in gergo chiamiamo soldi veri. Ma, ha ripetuto ieri, non ne sapeva nulla.
Degli affari, ha detto, si occupano i figli. E lui non sarebbe uno di quelli che fa micro-managing delle sue finanze. Avrebbe appunto dei figli invero assai capaci – e non sarebbe lui a dover rispondere al pubblico di ciò che è avvenuto e sta avvenendo nel mondo crypto, che pur lo ha reso più ricco di più di un miliardo.
La prima risposta agli attacchi
Un tempo, in verità fino all’ultimo presidente prima di Trump, Joe Biden, il massimo vertice del governo USA era solito affidare a un trust le sue risorse, i suoi patrimoni e le sue posizioni, così da non essere condizionato dai propri vantaggi finanziari nelle decisioni politiche.
Donald Trump sembrerebbe invece aver deciso diversamente. A occuparsi degli affari di famiglia sono i figli, tutti o quasi anche coinvolti in società crypto. Da WLFI, il progetto DeFi al molto meno presidenziale token $TRUMP, che vale il 95% in meno del prezzo di lancio. Sono anche gli affari nel mondo del mining e delle tesorerie Bitcoin, con American Bitcoin che non se la sta passando proprio benissimo.

Almeno però a giudicare dall’ultimo report che il presidente degli USA ha dovuto inviare per legge, perdite pubbliche (nel senso di tutti) e guadagni privati. Pur se, giura, non ne sapeva assolutamente nulla.
Intanto si riducono pressoché a zero le possibilità di approvazione del Clarity Act a breve
Non ne saprà nulla, ma gli avversari politici tanto di Bitcoin e crypto quanto di Donald Trump stanno sguazzando in una situazione che è stata riportata dai giornali di tutto il mondo, compresi quelli italiani. Non che questi ultimi contino, ma è una cartina tornasole piuttosto precisa del clima che ormai domina lo scenario.
Tutto questo nei giorni decisivi per il Clarity Act, gli ultimi utili affinché ci sia un’approvazione in extremis della legge “pro crypto” che dovrebbe normalizzare le condizioni di questi asset nella più importante giurisdizione mondiale per la grande finanza.
I Democratici hanno battuto e continueranno a battere per l’imposizione di limiti etici dei quali il presidente che non sa nulla dei suoi investimenti non vuole neanche sentire parlare. Intanto il cero si consuma e la processione, ahinoi, non cammina.
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