Ci sono cose che sembrano certe, ma non succederanno. Anche Criptovaluta.it® ogni tanto si spinge nelle previsioni del futuro che verrà nel mondo crypto. E questa volta abbiamo deciso di occuparci di tanti super annunci aziendali nel mondo delle criptovalute. Annunci che scaldano il cuore (guarda, arrivano i giganti) e che dall’altro lato però preoccupano (cosa ne sarà della mia chain preferita?). In realtà si tratta di una lunga serie di nothingburger. Materiale buono per gli annunci e poco più.
Negli ultimi giorni di annunci ne sono arrivati diversi. Dal lancio di una nuova stablecoin – che ci ha convinto molto poco sin dall’inizio – passando per il lancio di un nuovo, ennesimo, layer 2 su Ethereum, per mano di Robinhood. Sono questioni molto diverse, alle quali si aggiunge anche un recente investimento di eToro nel mondo dei dex e del quale vi parlerà nel weekend Alessandro Adami. Questioni diverse, con conseguenze diverse, che però dovremo imparare a riconoscere per evitare di farci gabbare dagli uffici del marketing.
No, non è facile lanciare una nuova stablecoin
Il mondo stablecoin è di fatto un duopolio. Nei posti più alla moda, quelli degli uomini chic e delle femmine pittate USDC domina in lungo e largo. Ha da sempre avuto un atteggiamento di maggiore attenzione alle regole, anche quando non esistevano. E quindi si gode il dominio sia in Europa che negli USA.
Altrove, dove i valori fondanti del mondo crypto valgono più dei pezzi di carta, Tether USDT si gode il resto. È il primo per capitalizzazione e ormai molto difficile da riprendere.

Sono arrivate poi le stablecoin di PayPal, di Ripple, di Allunity, di Societe Generale e arriveranno quelle di Qivalis, super-consorzio che raccoglie la crema del settore bancario europeo.
In settimana è arrivato anche l’annuncio di Open USD. In pompa magna, ça va sans dire. 130+ aziende partecipanti, con diverse che però non sapevano neanche di essere state incluse. E l’insormontabile problema dei consorzi. Ovvero che quando ci sono troppi galli, è assai difficile che si faccia giorno.
La previsione di chi vi scrive: non se ne farà nulla – e del progetto difficilmente continueremo a sentir parlare, se non da parte di chi lo ha lanciato davvero (Stripe).
La seconda previsione: andiamo verso un mondo multi-token almeno per quanto riguarda le stablecoin. La convergenza verso un solo token per gli affari che contano sarà molto difficile. Anche perché ognuno vuole fare di testa sua e ognuno vuole portarsi a casa i rendimenti che dice lui.
Layer 2, ancora?
Sul tema si è già espresso egregiamente Alessandro Adami. Non ha alcun senso lanciare nuovi layer 2, anche quando sono associati ad aziende di successo. Coinbase c’è riuscita con Base, Kraken sta facendo un’enorme fatica con Ink, tanti altri non hanno mai raggiunto una massa critica (anche quando in campo è scesa Sony).
Ancora: è estremamente difficile affermarsi in un settore non solo affollato, ma anche con pochi volumi complessivi, in una fase di mercato durante il quale c’è tutto, tranne che una crescita di attenzione e utilizzo del settore.
C’è Robinhood dietro? È un vantaggio. Vuol dire che la chain avrà automaticamente successo? Non è detto. Può rimanere benissimo un progetto interno, utilizzato solo o quasi da Robinhood e nei fatti una piccola isola nell’infinito mondo delle tecnologie blockchain.
Dex: c’è tanto da fare
Diverso il discorso di eToro, che ha effettuato un importante investimento in un dex di belle speranze per i perp decentralizzati.
Non perché abbiamo particolari simpatie per eToro, ma piuttosto perché il settore dei dex sembra rispondere a una domanda effettiva degli utenti. E perché in quel senso c’è ancora tanto da fare, nonostante il predominio assoluto di Hyperliquid.
Siamo davanti alla prima stagione di sempre per il mondo crypto dove contano, finalmente, gli utenti. Ovvero dove conta chi può mettere sul tavolo servizi che il pubblico chiede a gran voce.
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