AGGIORNAMENTO: la Cina ha comunicato di aver acquistato, nel mese di giugno, 15 tonnellate d’oro.
La bull run dell’oro, dati alla mano, è durata almeno tre anni. Ora, anche a causa dell’ampia correzione della riserva di valore per eccellenza, sono in tanti a ritenerla finita, probabilmente a buon diritto. Tuttavia, è interessante guardare ai numeri che sono stati riportati su Bloomberg da Martin Alfonsin e Jack Ryan. Di short, in realtà, ce ne sono pochi. E, al tempo stesso, le banche centrali non hanno smesso di comprare.
La responsabilità principale del calo sostanzioso dell’oro è nelle prese di profitto da parte di investitori che si sono goduti una grande parte della corsa. E non, per il momento, da cambiamenti strutturali nel mercato. Ci sono – per dirla come l’hanno detta su Bloomberg, pochi segnali che indicano un’apertura di short tale da anticipare ulteriori cali.
Via 18 miliardi dagli ETF
Dal top del prezzo, gli investitori hanno prelevato circa 18 miliardi di dollari dai principali ETF sull’oro negli Stati Uniti, uno strumento semplice ed economico per esporsi verso il prezzo attuale dell’oro fisico.
Per avere un rapporto, gli ETF su Bitcoin, che hanno vissuto la peggiore stagione di sempre negli ultimi 2 mesi, hanno perso circa 5 miliardi di dollari. Parliamo di ETF, nel caso dell’oro, che detengono circa 250 miliardi di dollari. I rapporti sono… stranamente simili. Tuttavia questo parallelo non è stato tracciato dagli analisti di Bloomberg e per ora passeremo avanti.
Cosa segnalano gli outflow?
Segnalano principalmente la chiusura di posizioni al termine di una grande corsa, senza grosse ripercussioni speculative. Chi vuole shortare l’oro per ovvi motivi utilizza principalmente altri strumenti.

Il mercato dei futures americano ci offre dei dati più interessanti: gli speculatori duri e puri sull’oro (e su altre centinaia di asset) ci riporta dei dati con short ancora vicini ai minimi storici. In altre parole, per quanto qualche fondo hedge si sia conquistato le prime pagine dei giornali dichiarando lo short ai quattro venti, il dato aggregato è ancora molto basso.
È un buon segnale per il prezzo? Probabilmente no. Nessuno può prevedere il futuro con precisione, tuttavia è chiaro che c’è ancora ampio spazio sia per l’aumento di short, sia per posizioni più aggressive sul fronte dei ribassi.
Guerra e dollaro per ora dominano il prezzo dell’oro
In condizioni di questo tipo, fermi restando gli altri fattori, è più che corretto chiedersi quali siano le forze che hanno agitato e che potrebbero continuare ad agitare l’oro.

La forza del dollaro nel corso delle ultime settimane ha giocato la sua parte. Di contorno alla forza del dollaro ci sono aspettative in rialzo sugli interessi e sui rendimenti dei bond, che rendono molto meno attrattivo un asset che non produce cash flow.
Le banche centrali comunque non mollano
Le banche centrali per ora non sembrerebbero aver ridotto granché gli acquisti. Domina ancora la Cina, per quanto i dati siano storicamente poco affidabili e quasi mai completi. La Turchia ha incontrato delle difficoltà a causa delle necessità di sostegno della sua valuta, ma potrebbe riaprire presto certe posizioni.
Non è neanche qui che si deve cercare… il responsabile della pessima stagione dell’oro.
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