Il prezzo del petrolio è tornato in rialzo dopo l’annuncio del blocco navale americano sulle navi iraniane. Trump ha dichiarato che gli Stati Uniti saranno i guardiani dello Stretto di Hormuz, chiedendo un rimborso del 20% sui carichi trasportati. Teheran ha risposto dichiarando lo Stretto chiuso. Il risultato è un rimbalzo violento su base weekly del Brent a +12,20% e del WTI a +11%.
Petrolio, il mercato prezza una crisi che non finisce
In allegato si può osservare il grafico weekly con il WTI che quota 79,60 dollari, e un incremento weekly di 8,48 dollari. Invece il Brent quota 85,60 dollari, in progresso di 10,31 dollari.

Il movimento va contestualizzato nel quadro delle ultime settimane. Il WTI era sceso fino a 67,02 dollari a inizio luglio, tornando ai minimi di inizio conflitto del 28 febbraio. Il mercato scommetteva sulla tenuta del cessate il fuoco. Tuttavia questa tregua è finita l’8 luglio e il prezzo del greggio ha ripreso a correre.
L’inflazione fotografa un mondo che non esiste più
Oggi è uscito il dato sull’inflazione americana di giugno, e il contrasto con il grafico del petrolio è netto. L’indice dei prezzi al consumo è sceso del -0,4% su base mensile, il calo più ampio da aprile 2020. Su base annua l’inflazione rallenta al 3,5%, dal 4,2% di maggio. La componente energetica ha ceduto il -5,7% nel mese, con la benzina a -9,7%.
Il motivo è semplice: a giugno il cessate il fuoco reggeva e il petrolio scendeva. Il dato di oggi fotografa quel mondo che è finito da sei giorni. Guardare l’inflazione di giugno oggi significa osservare la strada dallo specchietto retrovisore, mentre davanti il greggio guadagna il 12% in una settimana.
Le tre scadenze del Brent raccontano una curva in calo a dicembre
Per comprendere cosa prevede il mercato per il petrolio, osserviamo i futures sul Brent. Il contratto a prima scadenza quota 85 dollari, quello di settembre 86,42, e quello di dicembre 81,01 dollari al barile.

La curva al momento sale fino a settembre e poi scende bruscamente. Dicembre vale 5,41 dollari meno di settembre. Il mercato colloca quindi il momento di massima tensione sul medio-breve e non tutto adesso. Soprattutto si aspetta che entro dicembre la situazione rientri, con i prezzi del Brent che tornano attorno agli 80 dollari.
Cosa dice Polymarket
Le scommesse di trader e investitori su Polymarket offrono una risposta che a prima vista contraddice quella dell’andamento dei future.
Alla domanda su quando il traffico marittimo tornerà normale nello Stretto, la risposta più votata è netta: mai entro il 2026, con il 46% delle probabilità. Nessun singolo mese supera il 12%.

Eppure i future di dicembre costano meno di quelli di settembre. Come si spiega?
In verità sono due domande diverse. Il traffico marittimo può restare compromesso a lungo, ma il prezzo del barile si normalizza comunque, perché il sistema si adatta ed è quello che sta facendo negli ultimi due mesi. Rotte alternative, capacità inutilizzata dell’OPEC, riserve strategiche.
Nel breve la pressione resta e Polymarket assegna il 63% di probabilità al WTI sopra gli 85 dollari entro fine luglio, e il 33% al superamento dei 90 dollari.

Sul lungo periodo però lo scenario estremo viene escluso. La probabilità di un nuovo massimo storico del greggio si ferma al 6% entro settembre e al 15% entro dicembre. Al momento nessuno scommette sul disastro.
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