La riunione del FOMC di mercoledì non ha modificato i tassi di interesse di riferimento negli Stati Uniti. I problemi però sono stati solo nascosti sotto il tappeto. Dei dodici che hanno diritto di voto, in tre hanno votato a favore di aumenti (che poi non ci sono stati). Ora iniziano a circolare le motivazioni che hanno portato i tre a far mettere a verbale il loro dissenso. Motivazioni che potrebbero far tremare i mercati, se le loro analisi dovrebbero rivelarsi come corrette.
A parlare è Lorie Logan, una delle tre del gruppo dei dissidenti – e la fotografia che offre dei mercati è forse più impietosa di quanto si aspettassero anche i più hawkish tra gli investitori e gli analisti.
Le bordate di Lorie Logan
Prima di soggiornare a Goblin Town è bene fare una premessa. Lorie Logan ha le posizioni più hawkish all’interno del FOMC, seconda soltanto a Beth Hammack. Non è una novità, non è un mistero per nessuno e dunque quanto ha affermato andrà scontato di questo suo pregiudizio.
L’inflazione non sembra essere sul percorso per raggiungere il target del FOMC del 2%. A più di cinque anni dal rialzo dell’inflazione post-pandemico, i prezzi hanno continuato ad aumentare troppo rapidamente. Ogni mese sopra il target aumenta la pressione sulle famiglie e sulle attività americane.
L’introduzione è quanto ci aspetteremmo da una lettura hawkish, ma è dopo che si scende in un dettaglio che potrebbe preoccupare i mercati, in particolare se certe opinioni e letture dovessero diventare maggioritarie.
Anche tenendo conto degli aumenti della produttività e dei supply shock temporanei, l’inflazione sembra in trend verso il 2,5% e non verso il 2% e i rischi sono maggiori per un ulteriore aumento. In aggiunta, il mercato del lavoro appare come solido.
Il riferimento di Logan è al doppio mandato di Federal Reserve, un doppio mandato che è appunto di ritorno al 2% di inflazione e di massima occupazione. Se sul secondo non si ravvisano problemi, il sottinteso di Logan è che si dovrebbe lavorare più alacremente al primo dei due mandati.
Lavoro, consumi e condizioni dei mercati finanziari indicano che la politica monetaria non è restrittiva. Senza una politica monetaria restrittiva, continueremo a essere in trend sopra i target a meno che non ci sia uno shock inatteso. […] Un’azione, anche modesta, sul breve periodo ridurrebbe la necessità di azioni più incisive in futuro.
Aumenti dei tassi a settembre inevitabili?
Come ha analizzato già questa mattina Alex Lavarello, per il meeting di settembre i mercati scontano già al 65% un aumento dei tassi. Ci sono ancora sei settimane prima del prossimo meeting e potrebbe cambiare molto, se non tutto.
Tuttavia i mercati sembrerebbero essere ora già schierati con i falchi, squadra nella quale Logan gioca senza dubbio alcuno.
Cosa si può temere? Che anche i 25 punti base previsti per settembre non siano sufficienti.
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