Come ricorda Eric Balchunas, che ha fatto notare l’anomalia, non è detto che ci sia correlazione tra i due fatti. Ma è comunque uno spunto interessante del quale discutere. Da quando si è verificato l’hack di alcune versioni di Coldcard, un wallet bitcoin only piuttosto popolare, gli ETF su Bitcoin negli Stati Uniti hanno fatto registrare soltanto giornate in positivo, per quanto riguarda i capitali in ingresso e in uscita. Che siano i vecchi bitcoiner duri e puri a cercare rifugio all’interno del vecchio mondo della finanza? Kraken ti regala 15€ in Bitcoin. Ti basta iscriverti, versare 100€ e potrai ricevere il bonus.
È un’anomalia? C’è correlazione? Sono alcuni dei vecchi grandi investitori che ora temono per i propri sudati (e fortunati) Bitcoin? Non lo sapremo mai – e forse potremo saperne di più quando avremo i dati dei versamenti in kind, ovvero direttamente in Bitcoin, agli ETF. Se dobbiamo dire la nostra su due piedi, è assai difficile che chi era convinto (correttamente nel suo caso) della bontà dell’autocustodia, si converta rapidamente agli ETF.
I numeri degli ETF Bitcoin degli ultimi giorni
L’unico dato certo è che negli ultimi tre giorni, quelli di apertura delle borse successivi all’hack di Coldcard, hanno visto sempre afflussi positivi di capitali. Tutto questo, come è facilmente desumibile dal grafico, durante un periodo di relativa crisi per questi prodotti.

Come aveva già raccontato Alessandro Adami su queste pagine, dopo l’hack c’è stata una crescita importante dei trasferimenti onchain, anche quelli sospetti, anche quelli probabilmente a qualche livello legati al gran trambusto causato dall’hack.
C’è correlazione?
Sarebbe divertente, ma la verità è che non ci sono dati a dimostrare l’eventuale trasferimento, almeno per ora. Dato il profilo medio di chi preferisce l’autocustodia, è difficile pensare che ci siano stati spostamenti consistenti di $BTC da chi era in autocustodia per forti convinzioni ideologiche (e pratiche) agli ETF.
Tra le altre cose, se lo spostamento è avvenuto in kind, questo richiederebbe non solo un intermediario, ma anche procedure non immediate.
C’è la possibilità – almeno in termini di ragionamento – che qualcuno dei piccoli investitori non così convinti dell’autocustodia abbia scelto di liquidare tutto e di spostarsi sui più sicuri ETF, rinunciando a molte delle funzionalità di Bitcoin, per accontentarsi di fatto di qualcosa di più tranquillo, e di sola esposizione al prezzo.
A che punto siamo con l’hack?
L’hack sta scemando con chi si è mosso per tempo che è riuscito in diversi casi a mettersi al riparo dalla sottrazione dei tanto sudati Bitcoin. C’è una questione però che rimane aperta: quanto sono sicuri certi prodotti? E di quanto ci si può fidare di certi wallet, che hanno avuto grande diffusione anche per motivi, per così dire, ideologici?
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