Lo sanno anche i sassi. E anche gli investitori che non si sono mai interessati granché di Bitcoin. Il limite massimo di $BTC in circolazione è di 21 milioni. Ogni circa 4 anni le ricompense per i miner si dimezzano. E questo – almeno secondo un’ala meno oltranzista degli appassionati ed esperti – potrebbe essere un problema. Il discorso è relativamente complicato. Cercheremo di renderlo semplice all’interno di questo approfondimento.
È Peter Todd a tornare sulla questione, invitando a considerare la possibilità di superare questo limite, così da rendere più percorribile la difesa di Bitcoin nel futuro. È una proposta che – ça va sans dire – non è stata accolta tra scroscianti applausi.
“Il sistema per ora funziona, non sappiamo però se funzionerà
Il discorso di Peter Todd è in realtà complesso e va oltre il superare il limite dei 21 milioni di $BTC. Facciamo qualche passo indietro.
I miner vengono retribuiti per ogni blocco creato. Quella retribuzione è stabilita in BTC, e si dimezza ogni 4 anni. Progressivamente sarà sempre minore, a meno che Bitcoin non controbilanci la questione crescendo di almeno il 100% ogni ciclo di 4 anni.
Peter Todd afferma che se Bitcoin avesse una piccola emissione monetaria continua alla fine di questo processo nessuno se ne curerebbe più di tanto. Non ci sarebbe un sistema che si avvicina a 21 milioni senza superarli, ma sarebbe simile all’oro – con una piccola inflazione annua.
Il sistema, aggiunge Todd, per ora funziona. Ovvero, continua a funzionare con le caratteristiche di oggi, ma non sappiamo se funzionerà in futuro, motivo per cui un cambiamento del genere andrebbe quantomeno preso in considerazione.
“La narrativa dei 21 milioni”
Si può discutere di questo aspetto sul piano tecnico, ma si tratterebbe di uno scambio di opinioni poco interessante, perché in realtà non è soltanto una questione strettamente finanziaria.
Una grossa parte della narrativa di Bitcoin poggia sulle fondamenta dei 21 milioni (e mai più di 21 milioni). Cambiando questa caratteristica di Bitcoin, verrebbe meno tutta questa narrativa.
C’è poi un altro aspetto: Bitcoin è solido perché la sua politica monetaria non è mai cambiata e perché ci sono ragionevoli aspettative che non cambi mai. E anche questo caposaldo verrebbe meno.
Il problema “vero”
Venuta meno una considerevole ricompensa per chi crea blocchi, ci si dovrebbe affidare, per il sostentamento dei miner, alle commissioni pagate dagli utenti.
Le altre blockchain, afferma correttamente Todd, dimostrano che questo modello non è un granché. O meglio, che le altre blockchain (non Bitcoin) non hanno dimostrato di potersi garantire degli introiti sufficienti tramite il modello delle commissioni.
Il problema, se così vogliamo chiamarlo, della retribuzione dei miner, rimane e rimarrà qualcosa di cui si dovrà discutere. Partire però con l’idea di una tail emission, ovvero di un’emissione ridotta ma costante in futuro di nuovi Bitcoin, non sembrerebbe però avere la capacità di raccogliere quel minimo di consenso per avviare una discussione del genere.
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