Tutti aspettano Jackson Hole, con Kevin Warsh che parlerà probabilmente anche di politica monetaria, per quanto farà di tutto per evitarlo. Intanto però arrivano bordate dai suoi nemici all’interno del FOMC o del circuito di Federal Reserve. Tra questi Jeffrey Schmid, di Fed Kansas City, che ha ribadito che l’inflazione è troppo alta, è diventata sticky e che i tassi non sono ancora restrittivi a sufficienza. Un’opinione contro il nuovo trend dovish che sta per ora dominando i mercati.
C’è un lato positivo: Jeffrey Schmid non voterà né nel 2026 né nel 2027, a causa della rotazione all’interno di Fed per quanto riguarda i membri delle divisioni locali. È però una sirena importante, una chiamata alle armi del fronte anti-Trump in termini di tassi di interesse. Una parte della stessa squadra che ha fatto mettere a verbale di essere a favore dei rialzi già durante l’ultimo incontro.
Niente entusiasmi, i tassi sono troppo bassi per contenere l’inflazione
Il discorso di Schmid è semplice: l’inflazione non si può contenere con i tassi di interesse attuali: l’aumento è persistente, testarda (per citare le sue parole) e dunque avrà bisogno di un intervento di politica monetaria per contenerlo. Intervento di politica monetaria che vuol dire rialzo dei tassi.
Non è esattamente una novità: Jeffrey Schmid è storicamente un falco e da Kansas City ha sempre tuonato a favore di un rialzo dei tassi, anche in tempi non sospetti.
Schmid fa inoltre riferimento alla tenuta dell’economia (con il PIL a 1,5%) e del mercato del lavoro, che non avrebbe bisogno pertanto di un aiuto in termini di tassi.
Niente di nuovo, a dire il vero.
Mercato del lavoro effettivamente solido
Il mercato del lavoro USA rimane comunque solido e lo confermano anche i dati sulle richieste di sussidi di disoccupazione di oggi, leggermente inferiori alle aspettative (203K le nuove richieste, 1.778K per quanto riguarda le continuative), arrivando dunque a sostegno delle tesi di Schmid per quanto riguarda i tassi.
Posizioni che sono in realtà le stesse di Kashkari, Logan, Hammack – i tre che hanno fatto mettere a verbale di volere rialzi dei tassi e di averli voluti già durante l’ultima riunione.
Comunque in calo la copertura per rialzo dei tassi
Le coperture dei mercati degli swap sono comunque in discesa. Siamo al 34,1% per il rialzo dei tassi e al 65,9% per il no rialzi, come mostra il grafico. Ieri eravamo a 36,6% e un mese fa al 55,7%. Quindi nonostante le sirene rialziste, i mercati non sembrano credere granché a quanto predicano Schmid e gli altri.

I mercati reagirebbero probabilmente male a un rialzo dei tassi, che complicherebbe diverse questioni, dal finanziamento del ciclo di debito dell’AI ai bond USA.
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