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Bitcoin: questo indicatore della bull run torna in positivo dopo mesi in rosso. Il Kimchi Premium sostiene la corsa

In Corea Bitcoin torna a costare di più: è un effetto della domanda locale concentrata, che in genere...
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Il premium di Bitcoin in Corea del Sud è tornato in positivo rispetto a quello praticato su altre piazze. È un segnale, questo, della domanda da Seul che è tornata a crescere, per quello che – indica correttamente Bloomberg, è uno dei mercati termometro dell’appetito del rischio globale, in particolare sul comparto delle criptovalute. Il premium, lo scarto positivo sulle piazze coreane, è di circa l’1% ed è presente da almeno una settimana.

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Lo chiamano Kimchi Premium, con riferimento alla forse più famosa pietanza della cucina coreana. E così come il Coinbase Premium è un indice di domanda superiore dagli USA, il Kimchi Premium che va in positivo segnala una domanda consistente che arriva dalla Corea del Sud.

Parte della rotazione?

Ci sono diversi aspetti interessanti della questione. Ieri Alessandro Adami vi aveva parlato di ciclo asiatico, il primo della storia. Per la Corea del Sud però la situazione è stata sempre diversa da quella delle altre piazze del Lontano Oriente. La Corea del Sud, o meglio gli investitori di quel Paese tornano massicciamente su Bitcoin e crypto nelle fasi fortemente risk-on, ovvero quando l’appetito per il rischio torna a essere elevato.

Kimchi Premium Grafico
Il grafico del premium su Upbit, offerto da Bloomberg

Il grafico di Bloomberg – che calcola lo spread, la distanza tra i prezzi in Corea del Sud e altrove in valuta locale – è esplicativo: calo dopo la crisi di maggio, stagnazione durante la fase di lateralizzazione e poi ripresa, con un’accelerazione mentre Bitcoin cercava di riguadagnare gli 80.000$.

C’è però un’altra questione: gli investitori coreani, anche retail, sono stati uno dei maggiori fattori di spinta per azioni come Samsung e SK Hynix e dunque per alcune delle corse più rilevanti in ambito AI. Dopo liquidazioni importanti, soprattutto per chi era esposto a leva – e dopo la proibizione di certi strumenti per i retail (quelli con esposizione, di nuovo, a leva) c’è la possibilità che chi più ama il rischio abbia deciso di tornare appunto nel mondo del trading crypto e Bitcoin.

Sarebbe uno dei segnali di una rotazione della quale si parla poco – ma che probabilmente è almeno in parte responsabile della fase di baldanza delle valutazioni delle criptovalute.

Domanda istituzionale contro domanda retail

C’è un altro punto interessante sottolineato da Bloomberg. Se gli ETF USA sono storicamente considerati (non a torto) uno specchio della domanda di natura istituzionale, il Kimchi Spread è invece più legato alla domanda degli investitori retail.

Mentre monta la domanda retail dalla Corea, anche i risultati ottenuti dagli ETF negli USA sono comunque più che buoni. Abbiamo avuto una delle migliori settimane di sempre – segnale che questa ripresa è tutto fuorché spinta da una sola di queste due categorie. Un buon segnale per Bitcoin e crypto, che devono però tenere conto anche dei fattori illustrati qui da Alex Lavarello, almeno in termini di grandezze macro e di eventi che potrebbero alterare la percezione dei partecipanti al mercato e la loro propensione al rischio.

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