Non solo i rendimenti americani soffrono. Anche il mercato obbligazionario europeo sta vivendo una fase di forte tensione sui rendimenti a lunga scadenza. I titoli di Stato decennali di Francia e Germania si spingono su livelli che non si vedevano da oltre un decennio. Dietro questo movimento c’è l’attesa per la riunione della Banca centrale europea (BCE) del 10 settembre, quando è atteso un nuovo rialzo del costo del denaro.
Bund e OAT sui massimi degli ultimi anni
Il quadro dei rendimenti decennali racconta bene la portata del riprezzamento in corso sui mercati. Il titolo di Stato francese a 10 anni (FR10Y) rende il 4,222%, un livello superiore a quello toccato nel 2011 durante la crisi del debito sovrano come si osserva dal grafico.

Il Bund tedesco (DE10Y) a 10 anni si attesta al 3,352%, sopra i massimi registrati nel 2009 dall’obbligazione di riferimento europea. Per trovare rendimenti superiori occorre risalire al 2008, quando la curva tedesca viaggiava ben oltre il 4,50%.
Diverso il discorso per l’Italia, con il BTP decennale (IT10Y) al 4,185%, ancora sotto i recenti massimi del 2023 e soprattutto lontano dai picchi del 2011.
L’Italia meglio della Francia

Interessante anche la lettura dei differenziali tra i vari emittenti dell’area euro. Lo spread tra il BTP e l’OAT è sceso in territorio negativo a -0,035%, con il decennale italiano che rende meno di quello francese. Il differenziale con il Bund si colloca a 83,4 punti base, ben distante dai 300 punti toccati tra il 2018 e il 2019.
La riunione BCE e le attese di un rialzo scontato
Il motore di questi movimenti dei rendimenti è l’attesa per il Consiglio direttivo della Banca centrale europea. La riunione si tiene il 10 settembre a Berlino, ospitata dalla Deutsche Bundesbank, con la decisione sui tassi attesa alle 14:15. Si tratterebbe del secondo rialzo dopo quello di giugno, motivato dalla persistenza dello shock inflazionistico di natura energetica.
L’inflazione dell’area euro ad agosto ha raggiunto il 3,3%, il livello più alto degli ultimi tre anni. Il dato resta sopra l’obiettivo del 2% fissato dall’istituto guidato da Christine Lagarde ormai da sei mesi. Nel corso della riunione arriveranno anche le nuove proiezioni macroeconomiche elaborate dagli uffici BCE. Il dubbio è che lo shock energetico causato dal conflitto Iran – USA possa proseguire.

Sui mercati previsionali le attese sono ormai granitiche e non lasciano spazio a dubbi. Su Polymarket il rialzo da 25 punti base viene prezzato al 99,3%, mentre tutte le altre ipotesi restano sotto l’1%. Fino a metà luglio la scommessa dominante era invece il mantenimento dei tassi invariati, poi ribaltata nelle settimane successive.
Non solo Europa, settembre decisivo anche per Fed e BoJ
La stretta europea si inserisce in un quadro globale che vede diverse banche centrali muoversi nella stessa direzione. La Federal Reserve si riunisce il 15 e 16 settembre, mentre la Bank of Japan decide il 17 e 18 dello stesso mese. Proprio Tokyo si muove verso un rialzo da 25 punti base ormai pienamente prezzato dagli operatori. Settembre sembra essere quindi un mese cruciale per gli equilibri monetari internazionali che potrebbe avere ripercussioni sui mercati azionari e crypto.
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