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Psicosi Clarity Act: per l’exchange passa entro l’estate. L’ostacolo più grande è però Donald Trump

C'è ancora chi si mette di traverso, ma l'ottimismo regna.
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Il Clarity Act non trova pace. Mentre diversi degli operatori di settore si dicono ottimisti – su tutti Coinbase, che punta su approvazione entro l’estate – continuano a emergere vecchi problemi. L’ultimo (che poi ultimo non è) è stato messo sul tavolo dalla senatrice Kirsten Gillibrand, che in rappresentanza di un folto gruppo di senatori democratici ha detto che non si procederà se non ci saranno strumenti contro il conflitto di interessi.

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Il conflitto di interessi è chiaramente quello del presidente degli Stati Uniti Donald Trump – che con la sua famiglia ha interessi importanti nel mondo del mining con American Bitcoin, in WLFI e anche con due meme token, uno su di lui e uno sulla moglie Melania.

Nessun accordo senza norme… etiche

L’accordo non sarà possibile se non ci saranno queste imposizioni, ovvero l’impossibilità per i membri del governo e per i loro familiari più stretti di partecipare al mercato crypto. Una norma che in realtà ricalcherebbe quanto si sta cercando di fare nel settore azionario e che nel caso della famiglia Trump è ancora più evidente.

La famiglia – in genere tramite i figli del presidente degli USA – ha infatti interessi importanti nel mondo delle criptovalute, che avrebbero già fruttato oltre 1,4 miliardi di dollari, almeno secondo le stime della stampa USA. Stime che andranno, per carità, verificate, ma che sono comunque nella giusta direzione. Il presidente Trump ha certamente guadagnato dal suo impegno nel mondo crypto, anche con operazioni poco limpide (vedi i suoi meme token) e che hanno probabilmente causato anche un calo di attrattiva da parte dell’intero settore crypto.

La possibile soluzione

Repubblicani e democratici in realtà hanno già negoziato sul tema. E lo hanno fatto cercando di incontrarsi a metà strada. Imposizione sì, ma solo dalla prossima legislatura. Un eventuale accordo di questo tipo permetterebbe alla famiglia presidenziale e ai membri del governo di cavarsela per i prossimi due anni.

Non è detto però che i dem siano ancora dello stesso avviso: il punto infatti è colpire gli interessi diretti e immediati di Donald Trump, che ancora una volta è più di ostacolo che di aiuto al mondo crypto e alle leggi che dovrebbero governarne il funzionamento negli USA.

Intanto ottimismo da Coinbase

A parlare è Paul Grewal, che ritiene possibile che si arrivi all’approvazione della legge già in estate. Certo, ci sarà da superare questo problema e anche l’opposizione di un relativamente nutrito gruppo di banche, che non sono d’accordo con il compromesso sulle stablecoin.

Ognuno, come è inevitabile che sia, tira acqua al proprio mulino. In ballo ci sono affari personali, che sono in conflitto però con un gruppo di leggi che dovrebbe aiutare gli USA a mettersi in pari con il resto del mondo, dove per la normalizzazione del mondo crypto si è fatto già tanto.

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