Non c’è nessun tipo di acquisto obbligatorio da parte degli USA nella nuova proposta di legge per una riserva strategica. Rispetto alla proposta fatta circolare nel corso del 2026 e che portava la firma della senatrice Cynthia Lummis, non è dunque previsto alcun piano di accumulo da parte del governo federale USA. DA 1.000.000 di BTC a zero, o meglio, soltanto a quelli che il governo otterrà tramite sequestri.
Mentre il rumore dei pugni battuti sul tavolo dagli appassionati si sente fin dall’Italia, c’è un angolo più intelligente dal quale guardare alla questione. E riguarda l’utilizzo smodato che certi politici fanno del tema Bitcoin e delle relative proposte di legge per farsi… pubblicità.
Il piano di Cynthia Lummis non aveva alcun senso
Ci perdonerete la franchezza: la vecchia proposta di legge di Cynthia Lummis, che prevedeva un accumulo progressivo di Bitcoin da parte del governo USA non aveva alcun senso e non sarebbe stata capace di raccogliere i consensi sufficienti. Tant’è che nonostante sia circolata, sui giornali, per mesi, nono è stata neanche discussa nelle relative commissioni e – aggiungiamo – mai seriamente neanche dall’opinione pubblica.
Impegnare il governo USA a spendere somme importanti (parliamo anche ai prezzi attuali di 77 miliardi di dollari di circa) è troppo, anche per il governo forse più aperto al mondo delle criptovalute.
Tant’è che la nuova proposta ha rivisto soprattutto questo aspetto. Nessun acquisto obbligatorio e la gestione principalmente di Bitcoin (e altre crypto) ottenuti tramite sequestri, procedimenti penali e altri tipi di attività legali da parte del governo degli Stati Uniti.
Per il resto – come abbiamo già commentato su questo sito – si tratterà di una legge che ricalca quanto affermato già dallo staff della Casa Bianca che si è occupato di criptovalute a più riprese. Ovvero il programma di creare una sorta di tesoretto partendo dagli asset digitali di cui il governo USA è già in possesso.
Può funzionare?
Non vogliamo essere sempre noi a fare i cinici della situazione. È vero però che, nonostante le firme siano tante anche tra i membri del Congresso, soltanto uno è di matrice democratica e dunque è prevedibile che una legge di questo tipo incontrerà delle resistenze importanti, soprattutto se la discussione (come è probabile) dovesse arrivare dopo le midterm, che dovrebbero e potrebbero riconsegnare gli USA ai dem.
Poco male comunque: Bitcoin può sopravvivere benissimo senza l’appoggio del governo USA e dei denari dei contribuenti americani.
E, per gli italiani, sarebbe forse più indicato occuparsi di cose di casa nostra: nonostante ci siano state delle interrogazioni parlamentari a riguardo, non è ancora nota la quantità di Bitcoin e crypto che sono nelle disponibilità dello Stato.
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