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Hormuz Bitcoin

Le bugie di giornali e bitcoiner: a Hormuz nessuno usa Bitcoin – e si fa il gioco dei truffatori

Lo stretto di Hormuz non ha visto passare probabilmente neanche un Bitcoin. O meglio, non più Bitcoin di quanti ne passasero prima.
Hormuz Bitcoin

Sappiamo di essere in netta minoranza nell’esprimere questa opinione. Sapete però che la cosa non ci ha mai spaventato – e che in assenza di prove preferiamo evitare di cavalcare la mania del momento. Questa mania si chiama Iran che utilizza Bitcoin, cosa che per tanti significherebbe la consacrazione di Bitcoin nello scenario geopolitico. Le notizie, nelle ultime settimane, sono state due. Sono state prese per oro colato da quasi tutti e però… non hanno uno straccio di prova a supporto.

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Prima il passaggio da Hormuz da pagare in Bitcoin. Poi una fantomatica assicurazione, sempre utile per passare da Hormuz, sempre da pagare in Bitcoin. Notizie incredibili, riprese addirittura anche da Bloomberg, che però segnalano più lo stato del giornalismo di questa triste epoca che l’arrivo di Bitcoin sul palcoscenico più importante, quello dei pagamenti che contano davvero.

Zero prove del passaggio da Hormuz pagato in Bitcoin

Dalla prima notizia, quella della possibilità di pagare in Bitcoin il pedaggio per passare da Hormuz, è passato più di un mese. Data la necessità di tanti di portare a destinazione i cargo carichi di petrolio, avrebbe dovuto esserci la fila per transitare pagando in BTC.

La verità però è che gli unici che siamo certi che abbiano pagato in criptovalute, si sono visti sparare addosso dalle autorità iraniane.

Questo perché avrebbero effettuato pagamenti in crypto (non è chiaro se in Bitcoin) verso truffatori della ultima ora, che hanno ben pensato di capitalizzare il pessimo giornalismo fatto da Bloomberg e poi a cascata da testate minori.

È possibile che l’Iran utilizzi le crypto per aggirare in parte le sanzioni – tant’è che sarebbero passati ben 850 milioni da Binance legati proprio alle Guardie della Rivoluzione. Sul fatto però che si siano usati capitali per pagare il transito da Hormuz direttamente in Bitcoin non vi è una singola prova. E, in aggiunta, i professionisti dell’aggiramento delle sanzioni sembrano avere buon gioco più presso le entità centralizzate che tramite Bitcoin.

Hormuz Safe: il sito scam che nessuno ha mai visto

Altro fatto divertente. Pochi giorni fa è stata pubblicata, senza alcun tipo di prova, una nuova operazione crypto per passare da Hormuz. Si tratta di Hormuz Safe, una sorta di assicurazione da pagare (anche?) in Bitcoin.

Notizia riportata da Bloomberg citando oscuri utenti di un social simile a X controllato da un’agenzia di stampa iraniana.

Qui la situazione si è fatta ancora più ridicola: il sito è andato offline dopo poco, era in hosting da un provider che il governo iraniano non ha mai usato prima e più in generale il puzzo della truffa si è fatto avvertire più forte che nel primo caso che abbiamo raccontato sopra.

La verità – purtroppo – è che di giornalisti sul campo ce ne sono pochi, che Bitcoin attira comunque tanti click e che qualche giornale mainstream ha un forte interesse a rappresentarlo come valuta dei cattivissimi.

Noi, finché non vedremo prove credibili, continueremo con il nostro scetticismo. Uno scetticismo che negli anni ci ha permesso di pubblicare quasi 17.000 notizie, con una sola fake news.

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