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BCE lancia l’allarme: tassi possono aumentare ancora. La pace tra Iran e USA non basta

La Banca Centrale Europea avvisa tutti: non ci sono margini per pensare che tutto sia passato.
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Tutti o quasi si sono presi gioco della Banca Centrale Europea, che ha aumentato i tassi di interesse di riferimento per l’eurozona poco prima dell’accordo di pace tra Iran e USA. Il ragionamento è di quelli lineari, forse anche troppo. Se larga parte dell’inflazione dipende dal petrolio, allora che senso ha aumentare i tassi? La questione però sarebbe un po’ più complicata di così, almeno secondo l’opinione di Christine Lagarde, presidente della Banca Centrale Europea.

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C’è certamente una certa distensione, ora che il transito da Hormuz potrà riprendere, presumibilmente senza problemi aggiuntivi. Tuttavia, almeno secondo gli ufficiali di BCE di più alto rango, si dovrà giocare d’attesa, perché prima di tornare alla normalità dovrà passare del tempo. Non ci sono comunque ripensamenti sull’aumento dei tassi di interesse della scorsa settimana. Anzi, c’è la concreta possibilità che nel caso in cui dovessero persistere certe condizioni, ci saranno altri aumenti.

Parla Peter Kazimir

A parlare è Peter Kazimir, che è membro del Governing Council di BCE:

I costi più alti dell’energia rimarranno con noi più a lungo di quanto in molti speravano. Anche con la pace appena annunciata tra USA e Iran, il danno che è stato causato in Medio Oriente non può essere recuperato nello spazio di una notte.

Un’opinione condivisibile e razionale: ci saranno tutta una serie di effetti a cascata dalla ripresa del transito di Hormuz. Con ogni probabilità la domanda di greggio rimarrà elevata rispetto all’offerta, anche allo scopo di rimpolpare riserve che sono state utilizzate durante la crisi.

In aggiunta, è ancora da valutarsi la situazione delle attività estrattive e degli stoccaggi, che non possono tornare a pieno regime in tempi brevi.

I mercati prezzano un altro rialzo

I mercati sono stati piuttosto lenti a reagire all’annuncio dell’accordo di pace tra USA e Iran. Stanno probabilmente effettuando le stesse considerazioni che abbiamo visto ripetute qui sopra da Peter Kazimir, e in aggiunta possono avere ancora problemi a fidarsi delle tempistiche dell’effettiva riapertura di Hormuz.

Come abbiamo visto nella tarda serata di ieri, martedì 16 giugno, Citi ritiene che ci sia spazio per almeno un taglio, in forte controtendenza anche rispetto al posizionamento dei mercati negli USA.

L’incertezza regna sovrana. La Banca Centrale Europea invita dunque alla calma e afferma che lo scenario non è ancora cambiato in modo decisivo. Sarà poi molto interessante valutare cosa dirà questa sera Kevin Warsh, novello presidente di Federal Reserve, che dovrà cercare di coniugare le pressioni della Casa Bianca per tassi più bassi con i dati che arrivano dall’economia.

Secondo Citi, il petrolio si trasformerà in una forza deflativa. I mercati per ora non ci credono, e non ci crede neanche BCE.

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