È tutta colpa dell’America. No, non c’è una regia che ha deciso che Bitcoin e criptovalute debbano andare giù, ma è quella la domanda che manca e che sta contribuendo a una fase di mercato fiacca, a tratti correttiva e che comunque sta regalando poche gioie a chi ha investito nel mondo crypto. E c’è un grafico che dimostra quanto fondamentale sia questa domanda.
È il Coinbase Premium uno degli indicatori più chiari di questa crisi regionale. Indica infatti la differenza di prezzo tra i book di Coinbase (che è dominante negli USA) e quelli della media degli altri exchange. Quando questo valore va in rosso, vuol dire nella stragrande maggioranza dei casi che negli USA si vende a mercato mentre altrove si vende… meno.
Il grafico che spiega quasi tutto
Non servirà fare grandi ragionamenti sul grafico che alleghiamo. Parliamo infatti di un grafico che quasi 1:1 rappresenta anche l’andamento di prezzo di Bitcoin e del resto del mondo crypto.

Leggere il grafico è facile. Quando siamo sotto lo zero, vuol dire che i prezzi su Coinbase sono più bassi che altrove. Il mercato delle crypto non è unico: possiamo infatti immaginarlo come un mercato a compartimenti, dove non tutti gli investitori hanno accesso a tutte le piazze.
Quando invece il numero è sopra lo zero (linea verde), vuol dire che il prezzo praticato da Coinbase è più alto. In linea di massima possiamo pensare a queste differenze di prezzo come indicatori della domanda che arriva dagli Stati Uniti.
Questo perché Coinbase è un exchange dominante (anche per gli ETF!) negli States, mentre è molto più debole, rispetto ai concorrenti, altrove.
Altro fattore USA: gli ETF
L’altro fattore che indica la difficoltà principalmente USA nell’acquistare criptovalute e Bitcoin e dunque sostenerne il prezzo è quello degli ETF.

Anche qui il grafico non ha bisogno di grosse spiegazioni: dalla metà di maggio ci sono state soltanto quattro giornate in positivo (il grafico è riferito agli ETF su Bitcoin), e anche quelle quattro giornate hanno fatto registrare degli inflow molto modesti.
È un buon metro del sentiment che alberga sulle piazze USA, impegnate a tutta forza sulle azioni AI e tech (anche oggi tutte benissimo, tranne SpaceX) e più in generale a uno scarico degli asset crypto che, almeno per André Dragosch di Bitwise, sarebbe un’asimmetria che dovrà risolversi. O con una forte correzione del comparto AI, oppure con un recupero… delle criptovalute.
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