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Mining Bitcoin Oman

In Oman la pool per il mining Bitcoin diventa statale. Sarà obbligatoria per tutti

In Oman lo stato imporrà la partecipazione ai miner alla sua pool. Ecco cosa sappiamo.
Mining Bitcoin Oman

Il Sultanato dell’Oman ha attivato la prima pool per il mining nazionale, alla quale gli operatori del settore che operano nel Paese dovranno partecipare obbligatoriamente, secondo quanto riporta Bitcoin Magazine. La pool si chiamerà Omanhash.com ed è stata lanciata in collaborazione con il Ministero dei Trasporti, delle Comunicazioni e dell’IT. A far funzionare la pool ci sarà anche Frontier Technologies.

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Sempre secondo quanto riporta la testata USA, è stata Enegix Global – società che si occupa di servizi e infrastrutture su blockchain – ad organizzare la pool. La partecipazione alla pool sarà obbligatoria per chi effettua operazioni di mining all’interno dei confini dell’Oman. Ci si aspetta che riesca a consolidare almeno 10 exahash.

Una manovra unica nel suo genere

La manovra è certamente unica nel suo genere. Non era mai successo di vedere una pool non solo sponsorizzata da autorità statali, ma addirittura obbligatoria per gli operatori privati. Non è chiaro per il momento quali siano le motivazioni che hanno spinto l’Oman a dotarsi di una pool nazionale e ad obbligare gli operatori del settore a parteciparvi.

In realtà Enegix, la società che ha partecipato alla creazione della pool, avrebbe ottenuto un contratto dai caratteri simili anche in Kazakistan, sempre secondo quanto riporta BM.

Questo è il nostro secondo mandato sovrano e conferma il modello che abbiamo costruito già in Kazakistan.

Questo è quanto si legge nel comunicato stampa del gruppo, che riporta il virgolettato di Olzhas Amirov, Chief Business Development Officer di Enegix.

Diversi stati coinvolti nel mining, a diverso livello

In realtà sono diversi gli stati che sono coinvolti, direttamente o indirettamente, nel mining Bitcoin. El Salvador, ma anche il Bhutan, che però da tempo sta scaricando le proprie detenzioni. C’è poi il coinvolgimento anche dell’Etiopia, e degli Emirati, anche se in modo più indiretto.

Negli Stati Uniti invece c’è il coinvolgimento della famiglia presidenziale: i figli del presidente sono infatti soci di American Bitcoin, società di mining nata in joint venture con Hut 8 e che opera anche come Bitcoin treasury. Una situazione complessivamente diversa da quella dell’impegno di autorità statali, ma che meritava di essere inserita in questa lista.

Ci sono poi casi più opachi, come quello dell’Iran, al quale si imputa da tempo un certo coinvolgimento – a livello statale – nelle operazioni di mining. Qui però diventa più difficile rendersi conto di quanto sia vero e quanto non lo sia.

Il settore invece, almeno in termini di incrocio con il pubblico, è piuttosto fiacco in Europa, vuoi per il costo dell’energia, vuoi invece per lo scarso interesse che riesce a raccogliere tra i politici.

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