Il bear market è duro per tutti, non solo per noi utenti retail, ma anche per le balene che devono fare i conti con milioni di dollari investiti in asset crypto, e che proprio in questi giorni stanno affrontando perdite davvero significative in portafoglio. Ci riferiamo nello specifico al mercato di Ethereum, più per la precisione alla difficile condizione in cui navigano tutti gli indirizzi con un bilancio superiore a 1.000 ETH, pari a oltre 1,5 milioni di dollari ai prezzi correnti.
In questo momento ci troviamo in una fase particolarmente complessa da un punto di vista dell’analisi on-chain, con livelli di perdite latenti tra i maggiori detentori che superano addirittura quanto registrato durante il minimo del 2022. Per ritrovare uno scenario simile nella storia di Ether, dobbiamo tornare indietro fino al 2019, periodo in cui la moneta veniva negoziata intorno ai $150.
Ethereum: le balene soffrono il peso dei ribassi e accumulano perdite in bilancio
Secondo quanto riportato da CryptoQuant, le balene Ethereum con detenzioni superiori ai 1.000 ETH stanno registrando perdite non realizzate. In genere queste entità tendono a muoversi in modo smart, acquistando i cali di prezzo e distribuendo durante le fasi di forza. Risulta dunque alquanto singolare il fatto che ancora loro si trovino ora in territorio underwater, in una condizione di stress che storicamente appare piuttosto rara per questo tipo di investitori.
Nel dettaglio, un contesto simile a quello che stiamo vivendo oggi non si registrava dal lontano dicembre 2019, quasi 7 anni fa. All’epoca, esattamente come sta succedendo ora, tutte le principali categorie di balene erano in perdita rispetto al loro prezzo medio di carico, in una fase di evidente nervosismo generalizzato. Parliamo in particolare dei seguenti cluster: 1.000-10.000 ETH; 10.000-100.000 ETH e +100.000 ETH.
Come mostrato nel grafico, con un prezzo di Ethereum pari a $1.550, tutti questi gruppi di balene accusano il ribasso, con un rapporto tra profitti e perdite non realizzate che va dal -0,26 per le coorti minori fino al -0,05 per le balene più facoltose.

Paragonando la situazione attuale con il 2019, sembrerebbe che i grandi operatori di Ethereum abbiano ancora spazio per riportare ulteriori perdite, soprattutto per la categoria 1.000-10.000 ETH. Allo stesso tempo però, questi scenari di eccesso di stress potrebbero facilmente anticipare il bottom dei prezzi e portare poi la criptovaluta verso la strada del recupero.
Pensate addirittura che a dicembre 2022 non è stato raggiunto lo stesso livello di perdite: le coorti con +100.000 ETH, che oggi detengono un controvalore di oltre 150 milioni di dollari, all’epoca risultavano ancora in profitto, mentre oggi accennano i primi segni rossi in bilancio.
Le balene continuano a comprare nonostante l’outlook pessimo dei mercati
C’è da dire poi che le balene, anche se cadute in perdita, non stanno perdendo l’occasione di comprare a sconto e aumentare la propria esposizione sul mercato di Ethereum. Negli ultimi mesi, a partire da ottobre 2025, una grossa parte dei maxi indirizzi Ether aveva venduto le proprie scorte, ma dal 7 giugno notiamo un incremento su tutte le coorti più importanti.
A queste si aggiungono poi le operazioni misteriose di nuovi portafogli (fresh wallet), che durante il dip dei prezzi hanno acquistato grosse quantità di ETH in una sola transazione. Ne è un esempio questo indirizzo che, secondo quanto riportato da BSCNews, negli ultimi giorni si sarebbe aggiudicato la bellezza di 17.675 ETH, pari a circa 28,5 milioni di dollari, con un prelievo da Binance.
Ci sono in realtà anche gli istituzionali a partecipare all’accumulo: di recente questa società quotata ha comprato 5.000 ETH, dopo che per diversi mesi si era fatta da parte senza registrare alcuna operazione di acquisto. Nel frattempo anche un’altra azienda molto nota negli ambienti Ethereum, ossia BitMine di Tom Lee, è accorsa in supporto della price action, acquistando circa 52.000 ETH il 21 giugno e portando così il proprio bilancio complessivo a 5,67 milioni di monete.
La supply di Ethereum in profitto tocca un minimo pluriennale: possibile bottom in arrivo
Tornando ora a un’analisi basata sulla redditività delle coorti di Ethereum, possiamo notare come siamo da poco atterrati in una zona che storicamente combacia con il raggiungimento di un bottom. Al momento infatti solo il 28% della supply di ETH si trova ancora in profitto, un livello molto basso che in passato ha segnato i periodi più sanguinosi per le quotazioni della criptovaluta.
Ad esempio, a marzo 2020 – durante il Covid crash – ETH aveva raggiunto un livello simile di supply in profitto, con un prezzo di mercato pari a $110 per moneta. Qualche mese prima, a dicembre 2018, le quotazioni erano scivolate al di sotto dei $100, registrando anche in questo caso una quota analoga di offerta circolante in guadagno.

A questo giro ci sarebbe in realtà ancora spazio per una possibile discesa, coerentemente al contesto di mercato in cui si trova Bitcoin, dove vediamo aumentare il rischio di panic selling nelle prossime sedute. Ad ogni modo, dall’osservazione delle metriche on-chain, non emergono segnali che suggeriscano la prosecuzione di un bear market ancora a lungo, se non in presenza di gravi eventi sistemici.
Dopo un’eventuale ultima fase di capitolazione, lo scenario più probabile resterebbe quello di un lento e noioso consolidamento. Una fase già vista in passato in cui i piccoli holder arrivano a mettere in discussione le proprie tesi di investimenti, fino a cedere i propri ETH a chi ne è più desideroso e disposto a prendersi dei rischi. Intanto, da qui possiamo già intravedere la luce in fondo al tunnel.
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