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Petrolio: OPEC+ d’accordo per aumento produzione. Altro regalo a chi vuole tassi più bassi?

OPEC+ fa un altro regalo a chi vuole più petorlio. L'aumento è però modesto.
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OPEC+ sarebbe in linea di massima d’accordo – tramite i suoi delegati – per un aumento delle attività estrattive di petrolio. Mancherebbe poco per la ratifica dell’aumento di 188.000 barili al giorno. Si tratterebbe di una maggiore quantità di petrolio che sarebbe in grado di arrivare sui mercati, a rasserenare ulteriormente un quadro in miglioramento dopo l’accordo tra Iran e stati Uniti.

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Tutto però dipenderà dalla capacità, per l’accordo di cui sopra, di tenere almeno per il tempo preventivato. E poi dalla possibilità di giungere a una pace duratura che ripristini il traffico dallo Stretto di Hormuz. Nel frattempo però, sia Arabia Saudita sia Emirati sono tornati quasi ai livelli di esportazione precedenti alla guerra.

Prezzo del greggio WTI ancora sotto i 70$

Con i mercati chiusi – e con soltanto quelli crypto che in queste ore sono in grado di quotare, tramite futures perp – il prezzo del *greggio, non ci sono stati grossi scossoni. Il prezzo del WTI, la denominazione di riferimento per i mercati USA, rimane sotto i 69 dollari al barile, con i prezzi pressoché stabili durante tutto il weekend lungo, partito venerdì per le celebrazioni, negli USA dell’Independence Day.

L’aumento fissato da OPEC+, per quanto sia vero, è comunque relativamente modesto – e per molti analisti più frutto delle proteste dell’Iraq che della presenza di un effettivo piano per inondare il mercato di “nuovo greggio”.

Gli effetti sull’inflazione

Il prezzo del petrolio rimane la principale preoccupazione delle banche centrali di tutto il mondo. BCE sta valutando un percorso di politica monetaria più dovish, proprio in virtù di prezzi che ora fanno molta meno paura.

Al netto però delle decisioni di OPEC+, buona parte del futuro del prezzo del petrolio dipenderà dalla capacità di Iran e USA di trovare un accordo e dunque di garantire un transito privo di problemi ai cargo che trasportano il petrolio da Arabia Saudita ed Emirati.

Ad impattare poi in via generale, anche se più sul medio e lungo periodo, ci sarà anche il ritorno sul mercato del petrolio venezuelano e – sempre e soltanto in caso di accordo – di quello iraniano. Per chi aspetta il superamento di certe preoccupazioni che riguardano l’inflazione, potrebbe essere il migliore dei segnali possibili.

Con una nota di cinismo: con l’avvicinarsi delle elezioni di novembre negli USA, le pressioni affinché si ottenga un accordo (che comporta greggio e dunque carburanti più economici) saliranno.

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