Gli indici azionari statunitensi a luglio sono in arretramento con Nasdaq a -6,15% e S&P 500 a -1,15% ma restano vicini ai massimi storici. In queste settimane il comparto tecnologico attraversa una contrazione violenta. Sotto la superficie però la partecipazione dei titoli azionari al rialzo si sta riducendo da settimane. Gli indicatori di ampiezza raccontano una storia diversa da quella dei prezzi, e che spesso i retail non colgono.
Cosa si muove sotto la superficie di Nasdaq e S&P 500
Il comparto delle Magnifiche 7 che pesa circa il 33% dell’S&P 500 inizia a scricchiolare. Tesla ha chiuso ieri con un ribasso del -14,5%, il peggiore dal marzo 2025, mentre Alphabet ha ceduto il -7,1%. Le due società hanno bruciato rispettivamente circa 200 e 300 miliardi di dollari di capitalizzazione in una sola giornata.
I conti trimestrali avevano superato le attese sui ricavi, con il cloud di Google in crescita dell’82%. Il mercato ha però punito le previsioni di spesa (capex), perché entrambe hanno registrato un flusso di cassa negativo. Alphabet ha alzato la stima degli investimenti 2026 in una forbice compresa tra 195 e 205 miliardi di dollari. La prossima settimana toccherà alle altre società delle Magnifiche Sette presentare i propri risultati.
S&P 500 vicino ai massimi e partecipazione equilibrata
L’S&P 500 resta poco distante dal proprio massimo storico, nonostante il ribasso registrato ieri e l’apertura debole dei future oggi prima del cash delle 15:30.

Per capire cosa accade sotto l’indice occorre analizzare la partecipazione dei singoli titoli al movimento. Il dato si legge nell’indicatore di ampiezza posto nella parte inferiore del grafico, che confronta ogni giorno le azioni in rialzo con quelle in ribasso. Sul New York Stock Exchange il bilancio resta equilibrato lungo gli ultimi mesi. Le sedute favorevoli e quelle negative si alternano con regolarità, senza dominio prolungato. I problemi per S&P 500 non nascono dalla partecipazione al suo movimento, ma possono nascere dal peso di poche società tecnologiche ma con forte market cap.
Il Nasdaq nasconde una debolezza interna
Il quadro cambia radicalmente spostando l’analisi sul Nasdaq, dove la debolezza interna dura ormai da mesi. Il conteggio dei titoli tecnologici in rialzo e in ribasso risulta negativo in modo quasi ininterrotto da marzo.

Le giornate con prevalenza di titoli in guadagno sono poche e isolate lungo tutto il periodo osservato. Il dato più significativo riguarda proprio la fase di rialzo compresa tra aprile e giugno, quando l’indice ha guadagnato oltre il 30%. Anche durante quella corsa la maggioranza delle società quotate perdeva terreno, mentre pochi titoli sostenevano l’intero movimento. Questo spiega perché il Nasdaq stia ora scendendo più rapidamente degli altri indici statunitensi.
Il Russell conferma la divergenza
Il Russell 3000, forse meno conosciuto, accoglie l’intero mercato azionario statunitense e ci offre una sintesi chiara. Da metà maggio l’indice si muove in un intervallo ristretto, con una congestione evidenziata sul grafico weekly.

Nello stesso periodo l’indicatore di ampiezza è rimasto quasi sempre in territorio negativo come si può osservare dall’istogramma. Sono nove settimane consecutive in cui la maggioranza delle società arretra mentre l’indice resta fermo.
L’oscillatore McClellan, nell’ultima finestra del grafico, riassume quel conteggio in un’unica linea e ne misura la direzione. Il suo passaggio sotto la linea dello zero indica che la partecipazione sta peggiorando, ed è avvenuto proprio ora. Il rialzo poggia quindi su una base sempre più stretta, anche se il segnale non fissa alcuna data.
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