Siamo su:

Yahoo FinanceMilano FinanzaAffari italianiAdnkronosilSole24 oreIl Tempo.itAskanews

Home / DIEM, la cripto di Facebook, torna negli USA e si prepara a partire!

DIEM, la cripto di Facebook, torna negli USA e si prepara a partire!

Diem, il progetto di criptovaluta targato Facebook, abbandona la Svizzera e torna negli USA. Prima conosciuto come Libra, Diem verrà trasformato in uno stablecoin ancorato al dollaro USA (e ad altre criptovalute locali), dopo che il precedente progetto di ancoraggio ad un paniere di fiat e titoli di stato ha incontrato i niet delle principali autorità di vigilanza sul mercato.

Qualcosa si muove – nonostante lo sbigottimento di FINMA (omologa della Consob in Svizzera), che afferma che Diem si trovava già ad uno stato avanzato del proprio processo di approvazione. Un ritorno negli USA, con Silvergate che svolgerà un ruolo fondamentale nell’emissione e nella gestione del token.

Diem spostamento negli USA - lavorerà con Silvergate
Diem pronto a partire: opererà da Washington DC

Il nostro piano è di portare Diem completamente entro il perimetro del regolatore degli Stati Uniti e non avrà più bisogno di una licenza da FINMA. Il progetto ha avuto enormi benefici dal processo in Svizzera e dal feedback costruttivo di Finma e di oltre 20 altri enti regolatori di tutto il mondo.

Così ha commentato la mossa, in realtà inaspettata, del ritorno negli USA Stuart Levy, che è CEO del progetto. Diem sarà spostato a Washington DC, nel cuore dell’America politica e burocratica.

Stablecoin: ma cosa vuol dire?

La criptovaluta di Facebook avrà la forma di uno stablecoin, ovvero avrà un valore costantemente ancorato a quello del dollaro USA – e successivamente a Euro e ad altre valute secondo il mercato di riferimento. Si tratterà pertanto di un progetto simile a Tether, che ad oggi è lo stablecoin più utilizzato al mondo e a USDC.

Per l’emissione del token ci sarà il supporto tecnico di Silvergate, banca californiana che dovrebbe offrire supporto anche nella gestione del token e nella custodia dei Dollari USA che faranno da garanzia per il valore della criptovaluta stessa.

Tutto in un processo completamente controllato da Facebook, cosa che tra gli appassionati più agguerriti del modello decentralizzato del mondo crypto, sta facendo nascere più di qualche polemica.

Una partita a tre

In realtà i player nel futuro di questo progetto targato Facebook sono tre. Abbiamo da un lato una delle aziende più potenti del mondo, con più di 2 miliardi di iscritti alla propria piattaforma e che potrà fare leva anche sul Marketplace, piattaforma di annunci per vendita informale e sul suo servizio di messaggistica Whatsapp. Non è chiaro se al momento il servizio verrà anche utilizzato come sistema di pagamento su siti esterni.

Il secondo dei player saranno gli stati sovrani. Stati che erano insorti, in modo compatto, quando si iniziò a parlare di Libra. Si parlò ai tempi di addirittura rischio per la tenuta dei sistemi di fiat currency, con gli stati di tutto il mondo terrorizzati dalla possibilità che un player come Facebook potesse emettere moneta.

Il terzo dei player è la community decentralizzata degli appassionati di criptovaluta. Che difficilmente potranno sposare un progetto fortemente centralizzato e nelle mani di una società che non ha esattamente uno score perfetto per quanto riguarda privacy e rispetto dei propri utenti.

Un progetto che possiamo ritenere, a tutti gli effetti, esterno al mondo delle criptovalute classiche e che con ogni probabilità, fatto salvo qualche accorgimento e strumento di carattere tecnico, ricalcherà più un CBCD che un’autentica crypto.

La questione titoli finanziari

Facebook ha dovuto abbandonare l’idea di ancorare la sua criptovaluta ad un paniere di valute classiche e di titoli di stato. Il diniego delle principali autorità nazionali per il controllo sui mercati deriva probabilmente dal fatto che questo avrebbe configurato una sorta di titolo finanziario derivato, una replica in stile ETF di un paniere di altri titoli e asset.

Cosa che Facebook non può permettersi di fare, se non tramite controlli e procedure che sono proprie dei mercati finanziari. E che vedrebbero coinvolte authority del calibro di CONSOB, SEC, FINMA, BaFIN, etc. Cosa che data la ritrosia di questi enti a trattare prodotti crypto, avrebbe complicato ulteriormente il percorso di Diem.

Info su Gianluca Grossi

Laureato in Giurisprudenza, è esperto di investimenti in criptovalute. Ha già investito in passato in BitCoin, DogeCoin, Ethereum e XRP.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *