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Ethereum proposta staking ETH

Ethereum si divide: polemiche contro update che distrugge le ricompense dello staking

Qualche ricercatore vuole ridurre l'inflazione di $ETH e azzerare i premi dello staking, ma non tutta la comunità Ethereum è d'accordo.
Ethereum proposta staking ETH

Fino ad oggi siamo stati abituati a pensare che la crescita dello staking di Ethereum sia direttamente proporzionale all’aumento della sicurezza della rete. In sostanza, più $ETH sono bloccati sul protocollo, più il network Ethereum è al sicuro. Ieri però, alcuni top ricercatori dell’ecosistema – tra cui Justin Drake e Jerome de Tychey – hanno pubblicato una bozza di EIP in cui cambiano completamente questa prospettiva.

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L’obiettivo della nuova proposta, che è stata oggetto di forti critiche da parte della community, è quello di azzerare completamente le ricompense per gli staker ogni qualvolta la porzione di $ETH in staking superi il 50% dell’offerta complessiva del crypto asset. Oggi questa quota si trova ai massimi storici, con il 34% della supply impegnata nel consenso della rete.

Non si tratta dunque di un problema imminente, ma di una dinamica che secondo i promotori dell’EIP potrebbe diventare critica nei prossimi anni se la crescita dello staking dovesse proseguire senza freni. Ethereum si divide, ed è giusto che tutti voi che ci leggete abbiate in mano gli strumenti e le informazioni adeguate per decidere da che parte stare.

Come funziona la nuova proposta che mira a modificare le regole dello staking di Ethereum?

Il Draft (bozza) EIP-8361, denominato “Tapered Issuance Burn”, rappresenta una proposta di modifica del modello economico alla base dello staking di Ethereum. Non si tratta di una decisione già formalizzata ma solo di una discussione preliminare che dovrà poi passare al vaglio di sviluppatori, ricercatori, client e membri dell’ecosistema prima di essere inclusa concretamente in un futuro fork della rete.

Il cuore dell’EIP si basa sull’assunto secondo cui una quota eccessiva di $ETH in staking costituisca un danno per il protocollo, anziché un vantaggio competitivo rispetto ad altri competitor. La proposta chiede di introdurre un tetto alle ricompense per disincentivare gli utenti a continuare a bloccare monete, con premi che tenderebbero allo zero mano a mano che ci si avvicina alla soglia del 50% rispetto all’offerta circolante.

Al momento l’APY dello staking è al 2,65%. Se la proposta dovesse ricevere sostegno dalla comunità, ai livelli attuali significherebbe tagliare il rendimento e portarlo a circa l’1%.

EIP-8361, Tapered Issuance Burn – proposta per modificare lo staking di Ethereum

Perché troppi $ETH in staking rappresentano un problema?

Secondo quanto descritto dagli autori dell’EIP, ci sono diverse questioni che rendono problematico pensare a una crescita costante del valore economico allocato nello staking di Ethereum. Proviamo a riassumerle qui di seguito:

  1. Se la soglia descritta dovesse superare il 50%, gli staker inizierebbero a guadagnare ricompense a spese dei non-staker, i quali subirebbero una diluizione. L’idea è che se in troppi guadagnano rendimento, allora il rendimento stesso non esiste per nessuno.
  2. Troppi $ETH in staking significano che le uniche forme dell’asset in circolazione diventerebbero i token wrapped legati al liquid staking, invece che $ETH nativo. Questo potrebbe diminuire le proprietà monetarie della moneta e ridurre la resistenza alla censura (troppa concentrazione di poteri in singoli gruppi, ad esempio Lido).
  3. Oltre una certa quota l’aumento dello stake non comporta un aumento proporzionale della sicurezza, ed anzi introduce rischi sistemici.

A questo si aggiunge anche il concetto di inflazione: diminuire le ricompense e fissare un tetto massimo sopra al quale esse scenderebbero a zero aiuterebbe a ridurre fortemente la pressione inflazionistica sull’offerta. Questo è un tema su cui di recente anche altri progetti si sono concentrati per riscrivere la propria tokenomics e dare più valore ai rispettivi asset.

Parte della community Ethereum non ci sta: pesanti critiche contro la proposta

Questo famigerato EIP-8361 potrebbe entrare nella storia come la proposta più controversa mai discussa all’interno dell’ecosistema Ethereum. Sono in tanti gli attori che si sono pubblicamente schierati contro la riduzione dei proventi dello staking, inclusi anche fondatori di grandi aziende che lavorano a stretto contatto con la blockchain di Ethereum, come ad esempio Stani Kulechov di Aave.

Il suo punto di vista è estremamente interessante: dice che questa proposta comporterebbe un costo di adozione significativo, e risulterebbe antieconomica per molti. Nessuna istituzione vorrebbe più fare staking con premi dello 0%, e anche i piccoli solo staker – che sono più sensibili ai prezzi – sarebbero incentivati a uscire.

Inoltre, chi volesse prendere in prestito $ETH non avrebbe più motivo per farlo se non per shortare l’asset, cosa che potrebbe avere unadrammatica conseguenza sul prezzo della stessa moneta. Questo potrebbe uccidere uno dei casi d’uso più importanti della DeFi (strategie di yield e looping incentrati su Ether), inducendo molti partecipanti a vendere $ETH per passare a stablecoin e altri asset produttivi che generano rendimento.

Risposta di Stani Kulechov alla proposta EIP-8361

Rischio di dipendenza da pochi operatori e aumento della centralizzazione del consenso

Un’altra contro-tesi dell’EIP riguarda il fatto che un rendimento dello staking pari a zero escluderebbe di fatto principalmente i solo-staker, ossia gli operatori individuali, i quali necessitano (più delle grosse istituzioni) di un ritorno economico per compensare i costi legati a hardware, energia elettrica ecc.

A spiegare questo concetto è Mike Silagadze, CEO di Ether.fi, secondo cui una proposta del genere rischierebbe di far implodere l’intero ecosistema per ottenere una diminuzione di appena lo 0,8% nell’emissione di $ETH. Inoltre, lo stesso sostiene che i token LSTs (versioni liquid staking), a differenza di come dicono gli autori dell’EIP, possano comunque svolgere una funzione monetaria.

Risposta del CEO di Ether.fi alla proposta

Un altro punto di vista molto interessante arriva da un ex dipendente Consensys, il quale sostiene che la sicurezza di Ethereum non dipenda dalla quantità di $ETH in staking, ma da quanto sia davvero decentralizzata la composizione dei validatori. Con una curva del rendimento che tende a zero, le grandi istituzioni potrebbero arrivare più facilmente a concentrare un’elevata quota di nodi validatori, il che rappresenterebbe una minaccia per l’influenza nelle scelte dei fork.

Il suo parere – che è anche quello che sostiene chi vi sta scrivendo in questo momento – è che la decentralizzazione non dipende dal numero di $ETH in staking ma da chi controlla quello stake. Ethereum non dovrebbe pensare a voler innescare una crisi del budget di sicurezza per ridurre l’inflazione, ma lavorare sull’ecosistema e sulle attività che portano più ricavi e più valore per tutti i partecipanti.

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salvatore.coniglio
salvatore.coniglio
1 ora fa

La dimostrazione che quando le fondamenta di un progetto nascono con limiti strutturali, si finisce per inseguire correzioni di rotta disperate che spaccano la community. Azzerare o tagliare i premi dello staking per arginare problemi di inflazione e centralizzazione significa colpire i piccoli staker e mandare in tilt la DeFi. Quando le vecchie architetture arrancano per rimanere a galla, il mercato guarda altrove verso soluzioni industriali e performanti nate già pronte per il futuro.