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5 miliardi di dollari in Bitcoin passano dagli investitori storici a BlackRock: tradimento o messa in sicurezza?

Cresce il movimento in-kind, che permette agli investitori di ottenere quote dell'ETF di iShares in cambio di Bitcoin "veri".
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I dati sugli spostamenti di grossi capitali in Bitcoin onchain sono ufficialmente falsati. Non perché la blockchain non sia affidabile. Al contrario, è il registro pubblico di cui ci si può fidare di più. A rendere meno utili di un tempo i dati sugli spostamenti delle cosiddette whale c’è l’intensificarsi di un’attività tramite ETF che BlackRock sta spingendo al massimo della forza.

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BlackRock ha infatti abbassato sensibilmente la soglia che permette di accedere alla modalità in-kind: si versano Bitcoin a BlackRock (tramite un intermediario) e si ottengono indietro delle quote dell’ETF. Un procedimento che è vantaggioso sotto il piano fiscale e che permette di avere custodia al costo di commissioni annue dello 0,25%. Una sorta di risposta alle preoccupazioni sull’autocustodia che serpeggiano dopo caso Coldcard.

Mi chiamo BlackRock, capitalizzo crisi

In realtà il movimento in-kind è attivo da tempo e – almeno secondo vecchie dichiarazioni di BlackRock – in tanti tra gli OG, gli investitori della prima ora, vi avevano già fatto ricorso. Poche settimane fa però era stata abbassata la soglia per accedere a questo servizio: basta un solo milione di dollari in Bitcoin per partecipare al meccanismo.

Si inviano Bitcoin per almeno un milione di dollari, si ricevono in cambio quote dell’ETF di iShares (che è controllata da BlackRock). Secondo Robert Mitchnick, che dirige la divisione asset digitali di BlackRock, il sistema avrebbe già scambiato 5 miliardi di dollari in BTC per quote dell’ETF.

  • I vecchi tradiscono?

In tanti vivranno il ricorso a questo meccanismo come una sorta di tradimento dell’ethos di Bitcoin, soprattutto quando ad accedervi sono gli investitori della prima ora, che avevano sposato $BTC non solo in attesa di forti ritorni economici, ma anche per la sua incensurabilità e la possibilità di detenerne in prima persona.

Tuttavia è più che comprensibile che quando in ballo ci sono milioni di dollari, la sicurezza diventi la prima preoccupazione. La gestione delle riserve di BlackRock viene percepita – cosa probabilmente corretta – come più sicura. E anche se c’è un piccolo prezzo da pagare (lo 0,25% annuo di commissioni dell’ETF) in tanti hanno optato per questa soluzione.

C’è anche un altro fatto

Le quote dell’ETF sono in genere maggiormente spendibili presso broker e banche. Si possono impegnare facilmente in cambio di liquidità e vanno a comporre anche il totale del patrimonio detenuto presso un intermediario, anche al fine di accedere a servizi riservati soltanto ai clienti più facoltosi.

Con un pizzico di cinismo si potrebbe dire che l’idealismo è assai più semplice quando le cifre e i vantaggi coinvolti sono di piccola entità. Quando i denari che ballano sono tanti, anche i più forti sostenitori della parte ideale e filosofica di Bitcoin sembrano preferire altro.

E prima di puntare il dito sugli anonimi che hanno deciso di accedere a questi strumenti e di scambiare Bitcoin veri per ETF, sarà il caso di ricordare ai nostri lettori che anche una leggenda come Adam Back ha in realtà impegnato parte dei propri Bitcoin in società quotate (le celebri Bitcoin Treasury). Se Bitcoin è libertà, è anche libertà di farne ciò che si vuole in termini di custodia o di esposizione.

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