Il settore degli asset tokenizzati sta estendendo la propria integrazione con i protocolli DeFi. La maggior parte degli RWA, specialmente azioni e materie prime, è già da tempo negoziabile all’interno dei maggiori exchange decentralizzati del comparto, ma ora anche i protocolli di lending stanno aprendo le porte a questa nuova asset class.
Il connubio con i money market della DeFi è probabilmente il più interessante tra mondo crypto e finanza tradizionale: tante azioni emesse in formato tokenizzato possono ora essere utilizzate come collaterale per accedere a prestiti denominati in dollari e altre criptovalute, introducendo un nuovo caso d’uso che sblocca vantaggi non indifferenti nella gestione del rischio e nella produttività del capitale.
Azioni tokenizzate e protocolli di lending: cresce l’integrazione tra DeFi e TradFi
Secondo quanto riportato da Token Terminal, le azioni tokenizzate depositate sui protocolli di lending valgono complessivamente 128 milioni di dollari. Parliamo di appena il 4,4% degli asset under management (AUM) complessivi, pari a circa 2,9 miliardi di dollari, con una traiettoria che però sembra in forte crescita rispetto a solo pochi mesi fa.
Infatti, a maggio la stessa metrica si attestava intorno ai 52 milioni di dollari, il che significa che in meno di 4 mesi il valore è aumentato di circa il +146%. Questo incremento così repentino è dovuto in larga parte ai nuovi mercati lanciati da Fluid e Pendle, che oggi ricoprono rispettivamente il secondo e terzo posto – a 19,5 milioni e 13,8 milioni – nella classifica dei protocolli di yield per valore degli asset bloccati.
In cima al podio troviamo Kamino, piattaforma attiva su Solana – la chain leader nella tokenizzazione insieme ad Ethereum – che gestisce 38,1 milioni di dollari di azioni. Invece, al quarto posto emerge Uniswap – che con la sua versione V4 sta scalando velocemente la vetta – dove si concentrano 13,4 milioni di capitali.
Il meglio deve ancora arrivare
Con ogni probabilità questo rappresenta un trend che è destinato a correre sempre di più nei prossimi anni. Lo diciamo principalmente per 2 motivi:
- Il mercato stesso delle azioni tokenizzate è in continua fase di espansione, con un AUM che da inizio anno ha aggiunto 2,3 miliardi di dollari, per una crescita del +380% circa. Mano a mano che nuovi mercati vengono aperti e nuove equities vengono introdotte su blockchain, è naturale pensare che una parte di questa ricchezza passerà anche attraverso i protocolli di lending in DeFi.
- Tanti money market che fino a poco fa erano focalizzati sugli asset crypto, ora stanno puntando ai mercati TradFi, cercando di ampliare il proprio set di collaterali per approfittare di questo boom di domanda in arrivo. È il caso ad esempio di Aave, il più grande protocollo di prestito di tutto il settore DeFi con oltre 30 miliardi di asset in gestione, che pochi giorni fa ha annunciato che integrerà le azioni tokenizzate di Coinbase sulla propria interfaccia V4.
Se un colosso come Aave si muove in questa direzione, è chiaro che tutti gli altri money market più o meno conosciuti potrebbero seguire a ruota nei prossimi mesi. Inoltre, la piattaforma arriva da un periodo di forte recupero dopo un brutto Q2, con i depositi che sono aumentati del 30% nell’ultimo trimestre, e sta dunque mandando un segnale di forza a tutto il comparto decentralizzato.
Anche Stani Kulechov, fondatore di Aave, ha parlato esplicitamente della volontà di espandere le linee di credito on-chain garantite da equity tokenizzate, come parte di una strategia più ampia che punta a monetizzare anche il mercato finanziario tradizionale.
Perché azioni tokenizzate e DeFi formano un legame vincente?
Le azioni sono tipicamente meno volatili delle criptovalute, ad eccezione di alcuni titoli legati al settore dei semiconduttori e dell’intelligenza artificiale, che nel 2026 hanno mostrato un’oscillazione dei prezzi particolarmente intensa. Questo è un fattore molto importante poiché permette a chi gestisce capitali in crypto di poter utilizzare la leva finanziaria in DeFi con un rischio minore di essere liquidati da movimenti improvvisi o flash crash.
Azioni come $NVDA, $MSFT, $GOOG, $AAPL e $AMZN hanno registrato drawdown dai massimi storici molto più contenuti rispetto a Bitcoin, che negli ultimi bear market ha sempre superato il – 75% (per questo ciclo si è fermato finora al -52%), senza considerare lo storico delle correzioni associate alle altcoin.

Inoltre, per un investitore che è interessato a ottenere un ricorrente cash flow dai propri asset, la DeFi potrebbe offrire diverse soluzioni molto interessanti, come ad esempio i mercati di Pendle Finance – piattaforma che si occupa di tokenizzare i rendimenti.
Ad esempio, tutte le azioni (principalmente preferred, come $STRC di Strategy) che emettono dividendi potrebbero essere negoziate su Pendle sotto forma di PT o YT, ossia prodotti sintetici in grado di bloccare un rendimento fisso basato sul valore nominale, o, in alternativa, speculare sull’andamento futuro dei rendimenti.
Altri protocolli, come Rysk Finance, potrebbero estendere le strategie di yield basate su opzioni anche sulle azioni tokenizzate, consentendo agli holder di monetizzare la volatilità di Wall Street tramite covered call o cash secured puts. Altri ancora potrebbero inventare nuove strategie miste che nella finanza tradizionale non esistono ancora, approfittando della componibilità del mercato DeFi per guadagnare contemporaneamente dalla domanda di prestito, dalla volatilità e dai flussi di dividendi, all’interno di un unico prodotto strutturato.
I numeri del mercato tradizionale
Pensate che nel primo semestre del 2026, il mercato del securities lending, ossia i prestiti off-chain garantiti da azioni come collaterale, è arrivato a un record di 4.380 miliardi di dollari in termini di active loans. Lo stesso mercato, nelle piazze on-chain, vale appena lo 0,0029%, una frazione minuscola che rende bene l’idea del potenziale ancora inesplorato di questa nicchia decentralizzata.
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