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La supply di Bitcoin in profitto torna a quota 70%: segnale bullish o falsa ripartenza?

Storicamente il ritorno a quota 70% dell'offerta in profitto ha sempre riportato Bitcoin in bull market, ma questa volta c'è un problema da superare.
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Dopo il rally di fine agosto, Bitcoin sta ora consolidando sui massimi locali, con i prezzi che in questo momento si attestano intorno ai 78.000$. Il mercato crypto mantiene una solida domanda sul fronte istituzionale, a fronte di un calo generalizzato dell’attività volumetrica sulle borse spot e sui derivati.

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La resilienza delle quotazioni ha permesso a gran parte dell’offerta di Bitcoin di tornare in condizioni di profitto dopo essere rimasta underwater per diversi mesi. A fine giugno solo il 46% della supply risultava essere acquistata a un prezzo di carico inferiore rispetto al mark price, mentre adesso il dato è salito al 70%, un livello storicamente molto interessante se paragonato con i precedenti cicli di mercato.

Gli holder di Bitcoin tornano in profitto: i dati on-chain

Dal 16 agosto a oggi, il rialzo di Bitcoin ha consentito a circa il 20% dell’offerta di tornare in positivo rispetto all’ultimo prezzo a cui le monete sono state movimentate on-chain. L’aumento arriva proprio a partire da un livello ricorrente per i bear market della criptovaluta, ovvero quello del 50%, al di sotto del quale – storicamente – abbiamo assistito alla formazione di un bottom pluriennale.

A questo giro, il minimo toccato durante i ribassi si colloca a 57.800$, prezzo da cui Bitcoin ha registrato un incremento del +35% circa, fino ad arrivare agli attuali 78.000$. Una tale ampiezza di movimento farebbe già da sola pensare a un potenziale ritorno in bull market, con i tori che iniziano finalmente a fare sul serio e intensificano le attività di accumulazione.

C’è tuttavia un dettaglio ancora più importante, che riguarda un pattern storico relativo alla redditività degli investitori. In tutti i cicli passati, quando la supply di Bitcoin è tornata a quota 70% dopo essere scesa in zona 50%, il mercato non ha più registrato nuovi minimi significativi. Da quel momento, i prezzi hanno generalmente consolidato per poi riprendere la corsa al rialzo.

Supply in profitto Bitcoin, calcolo percentuale
Percentuale della supply di Bitcoin in profittoFonte dati: https://studio.glassnode.com/

Guardare a metriche di questo tipo, basate sulla profittabilità degli holder, è fondamentale per individuare i possibili punti di inversione da regimi bear a bull, o viceversa. Tutti pensano che i cicli di Bitcoin siano scanditi da determinati movimenti di prezzo o da una precisa logica temporale, ma ciò che davvero si ripete in modo molto simile nel corso degli anni è il comportamento degli investitori, e di conseguenza, la distribuzione dell’offerta in profitto e in perdita.

La domanda istituzionale accompagna il rally

Il ritorno di Bitcoin al famoso target del 70% è accompagnato da un incremento della domanda d’acquisto da parte del pubblico istituzionale. Ieri Strategy è tornata a comprare, mandando un segnale non indifferente al mercato, mentre gli ETF a Wall Street viaggiano su ricchi inflow positivi a partire dal 17 agosto, con solo una seduta guidata dalle uscite di capitale.

In totale, nelle ultime 3 settimane i fondi quotati in borsa hanno aggiunto 3 miliardi di dollari di afflussi, contribuendo anche a rinforzare il Coinbase Premium Index (il quale resta però negativo). Addirittura, parte della forza mostrata negli scambi di Bitcoin arriva dalla Corea del Sud, con l’indicatore del Kimchi Premium che sostiene la corsa, evidenziando un certo appetito per il rischio anche dalla componente retail orientale.

I volumi di trading su Bitcoin sono ancora deboli

Nonostante lo spread dei prezzi tra le borse “più calde” per Bitcoin a livello speculativo e quelle più generaliste stia aumentando, non possiamo dire la stessa cosa per i volumi di trading. Sia sul fronte spot che su quello futures, gli scambi mostrano una traiettoria discendente dopo il picco del 21 agosto.

In particolare, per le borse spot CEX, il dato è passato da 16 miliardi di dollari fino agli attuali 6 miliardi, mentre per quanto riguarda i mercati derivati, i volumi si sono contratti da 162 miliardi fino a 64 miliardi. A questo si aggiunge anche un open interest sui futures dapprima sceso durante il rally con la liquidazione degli short e, successivamente, rimasto piatto, evidenziando la mancanza di nuova domanda speculativa in leva.

Il co-fondatore di Glassnode, in un recente post, ha affermato che vorrebbe vedere un aumento dei volumi spot centralizzati per definire sostenibile il movimento di Bitcoin. Al momento, la media a 30 giorni della metrica non è dalla nostra parte e continua a mostrare una condizione di basso interesse volumetrico.

Volumi spot in calo su Bitcoin

A cosa è dovuta l’assenza di nuovi volumi dopo il rally di fine agosto? Parte dell’entusiasmo iniziale arrivava dalla narrativa del debasement trade. Ora che il Tesoro USA ha intrapreso una visione più interventista sulla questione dei bond, nonostante i rendimenti continuino a crescere (non solo nelle obbligazioni statunitensi), gli investitori potrebbero aver interpretato questa mossa come una minore necessità di proteggersi dai rischi monetari legati al dollaro.

C’è sicuramente un discorso più ampio da fare, che riguarda volatilità, performance relative, driver politico-monetari a livello macro (tra cui l’ultimo intervento di Kevin Warsh sul tema inflazione) e molto altro. Ma quella del ridimensionamento del debasement potrebbe essere una delle possibili spiegazioni.

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