C’è chi non tocca le crypto. Chi ne tocca troppe. Chi cambia idea strada facendo. Quest’ultimo è il caso di Remixpoint, società quotata in Giappone, che aveva investito in Ethereum, Solana, Ripple XRP e Dogecoin. Ha venduto tutto (per somme relativamente modeste, ma con sostanziosi gain), per concentrare la sua strategia sugli asset digitali su Bitcoin.
I precedenti investimenti del gruppo e le vendite successive hanno permesso di ottenere guadagni per poco meno di 700.000€. Ora però testa su Bitcoin, con il gruppo che ne detiene 1.506. Somme certamente ridotte rispetto a quelle detenute da Strategy, ma comunque interessanti. Remixpoint non è l’unica società quotata a detenere Bitcoin. In Giappone infatti opera anche Metaplanet – società che vede anche la partecipazione di uno dei figli di Donald Trump come consigliere.
La mossa? Stop altcoin, tutto su Bitcoin
Il portafoglio di Remixpoint era relativamente variegato: dentro c’erano finiti infatti $ETH, $SOL, $XRP, $DOGE per un totale – alla vendita – di poco meno di 5 milioni di euro. Le vendite hanno generato profitti superiori al 10% rispetto al prezzo di acquisto – e ora saranno reinvestite in Bitcoin. I gain sono principalmente dovuti a Ethereum.
Nel momento in cui scriviamo Remixpoint ne ha per circa 100 milioni di euro – con la somma che potrà crescere successivamente alla concentrazione.
Remixpoint ha comunicato che la scelta è stata presa per rendere il portafoglio più chiaro e migliorare l’efficienza del capitale, qualunque cosa questo voglia dire. Non sono molte le società che hanno cambiato squadra nel mondo crypto. E in genere le DAT, quando partono con una crypto, finiscono per detenerla per sempre. Non è stato questo il caso di Remixpoint, che da un portafoglio “diversificato” (nel mondo crypto le virgolette sono d’obbligo), ha deciso di passare a uno Bitcoin only.
Il trend delle DAT in ripresa?
In un cimitero di croci, c’è chi tiene botta. Oltre a Strategy e Bitmine – le più rappresentative del comparto – c’è anche Hyperliquid Strategies – che ha aumentato il massimo di azioni vendibili per raccogliere capitali. Ci sono poi una pletora di aziende che hanno anche altre attività (basti pensare a SpaceX e Tesla, che hanno dei “tesoretti” in Bitcoin). Ci sono poi tante in difficoltà importanti – e che probabilmente non vedranno più i livelli di prezzo di un tempo.
Su tante c’è il sospetto che siano state strutturate più per arricchire i promotori che gli azionisti. Ma di questo, nel caso, si occuperanno le autorità.
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