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Bitcoin VS Dollaro Digitale: Si aprono nuovi scenari…

Doveva, prima o poi, aprirsi anche questa stagione. Parliamo delle uscite – in realtà molto poco informate – di Jerome Powell, che in molti conosceranno come leader della Federal Reserve, la banca centrale degli Stati Uniti, impegnatissimo nella sua campagna promozionale per il dollaro digitale.

Sì, siamo nel campo dei cosiddetti CBDC – ovvero le Central Bank Digital Currency – ultima trovata degli stati per mantenere il totale controllo sulle transazioni monetarie dei loro cittadini – e progetto già in fase avanzata in Cina, dove lo Yuan Digitale è già realtà, sebbene ancora agli albori.

Powell e dollaro digitale - attacco a Bitcoin
Bitcoin è più forte del dollaro digitale – e questo lo sa anche Powell

Una situazione paradossale – sulla quale si sta facendo un’enorme disinformazione (talvolta con un’agenda, altre volte per mera ignoranza) con Powell che ha gettato benzina sul fuoco, dichiarando che una volta che con il fantomatico dollaro digitale, la domanda per le criptovalute scenderà. E questo, anche senza citarlo direttamente – è un attacco a Bitcoin e non solo al mondo degli stablecoin.

Un attacco che dimostra tutto il contrario di quello che si potrebbe pensare. Le criptovalute sono ormai oltre il punto di non ritorno. Motivo per il quale, anche alla luce di notizie, pensare di effettuare un investimento non sembrerebbe essere una cattiva idea.

Possiamo farlo, in contrasto con i messaggi di terrore di tutte le principali banche centrali, tramite la piattaforma eToro (qui per ottenere un conto dimostrativo gratuito per test e didattica), che offre a listino tutte le principali criptovalute insieme a servizi unici come il CopyTrading – che permette di copiare i migliori oppure di spiare i loro movimenti – e con i CopyPortfolios, ideali per chi vuole un paniere con dentro le migliori cripto del momento.

Powell ha torto marcio: il dollaro digitale non può rimpiazzare nulla

Non potrà rimpiazzare Bitcoin, così come non potrà rimpiazzare nessun’altra criptovaluta, compresi gli stablecoin come Tether o USD Coin o i tanti altri stable anche algoritmi. Non è difficile giungere a questa conclusione tenendo conto dell’effettiva natura del mondo cripto – che andremo ad analizzare in breve tra poco. Per ora partiamo con le dichiarazioni di Powell:

Il dollaro digitale sarà un’alternativa più pratica agli asset digitali. In particolare, non avrai necessità di stablecoin e di criptovalute se avrai a disposizione un dollaro digitale – questo è uno degli argomenti più forti in suo favore.

Poche parole, che racchiudono però tutta la dottrina che la FED sta cercando di portare avanti: un dollaro digitale che ha come argomento principale per la sua adozione l’attacco al mondo delle criptovalute e degli stablecoin. Una fantasia di dominio che però dovrà fare i conti con la realtà dei fatti, che è in realtà molto diversa.

Perché il dollaro digitale non potrà rimpiazzare Bitcoin

Perché Bitcoin è nato proprio per liberare le persone dalle banche centrali e dal sistema bancario privato. E a prescindere dai lasciti filosofici di Satoshi Nakamoto, questo è desumibile da diverse caratteristiche del network e del coin.

  • Base monetaria fissa

Che aumenterà fino al massimo di 21.000.000 di coin, secondo una tabella di marcia già definita. Non vi è la possibilità di intervenire in senso monetario come la FED fa con il dollaro. E questa è una delle attrattive principali di Bitcoin – e il primo motivo per il quale il dollaro digitale non sarà in grado di rimpiazzare BTC.

  • Sistema permissionless

Ovvero senza bisogno di autorizzazioni. Chi vuole operare con Bitcoin e utilizzarlo come valuta non ha bisogno del permesso di nessuno. Può attivare indipendentemente un wallet, così come può decidere di inviare Bitcoin a qualunque altro wallet senza l’intermediazione di banche, senza KYC, senza controlli.

Il dollaro digitale potrà garantire ciò? Assolutamente no, altrimenti non sarebbe sponsorizzato in modo così forte dalla banca centrale degli USA (e di tanti altri paesi con un record democratico decisamente peggiore). E quindi anche per questo specifico aspetto risulta molto difficile comprendere come l’eventuale dollaro digitale possa effettivamente tentare di rimpiazzare Bitcoin o qualunque altra criptovaluta.

La terza fase: quella della paura

Bitcoin e cripto sono state prima ignorate, poi derise. Ora è il momento della paura, con tutte le banche centrali del mondo o quasi che si sono finalmente accorte del fatto che i buoi sono ormai fuori dal cancello e che per farli rientrare l’unica chance è quella di terrorizzare la popolazione.

Qualcosa che, almeno guardando ai mercati, non sta dando i suoi frutti. Se è vero che bitcoin si trova molto lontano dai suoi massimi storici, è altrettanto vero che l’adozione procede inesorabile.

Potremmo citare ancora una volta l’adozione di BTC da parte di El Salvador e le centinaia di iniziative private delle quali vi raccontiamo giorno per giorno sulle pagine di Criptovaluta.it. Un buco nell’acqua, così come sarà, almeno in termini di rimpiazzo del mondo cripto, il dollaro digitale.

Qualcuno pensa al dollaro digitale come uno strumento di controllo…

E difficilmente si può essere, analizzando la situazione a 360°, in disaccordo con questo. Ad oggi l’unico progetto simile nei canoni e già funzionale è stato implementato in Cina, dove sarà legato anche al sistema di social credit tramite il quale il regime svolgerà un’opera di pedissequo e pervasivo controllo sui cittadini.

Un token che sia però tracciabile in qualunque momento, sempre riconducibile alla nostra persona e con transazioni in stile Panopticon apre a scenari non necessariamente edificanti. Ed è per questo che gli appassionati di Bitcoin stanno preparando le barricate.

Con una certezza – le banche centrali hanno paura di perdere una guerra della quale, per anni, hanno negato l’esistenza. Il potere della matematica da un lato e quello delle banche centrali dall’altro. Noi non scommetteremmo mai contro la scienza – ed è una stance che riflettiamo anche nelle nostre previsioni Bitcoin, che puntano a prezzi molto più alti per Bitcoin di quelli attuali.

Info su Gianluca Grossi

Laureato in Giurisprudenza, è esperto di investimenti in criptovalute. Ha già investito in passato in BitCoin, DogeCoin, Ethereum e XRP.

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