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Black Out Facebook IG e Whatsapp | Poco importa alle crypto…

Il blackout di Facebook / Instagram e Whatsapp – che è durato per diverse ore e sul quale ci sarà ancora da indagare a fondo – ci ha ricordato l’importanza della decentralizzazione e gli enormi problemi di un web con troppi single point of failure.

Un mondo falsamente decentralizzato – che però sta facendo la fortuna sui mercati di Internet Computer Protocol – crypto token ICP – e di altri progetti che puntano a superare questo specifico problema.

Facebook BLack Out - Analisi di Criptovaluta.it sul boom di ICP

Un tema che sarà sempre più importante per i prossimi anni – e sul quale $ICP potrà dire la sua. Possiamo trovarlo in scambio su Coinbase (vai qui per ottenere un conto gratuito) – exchange più importante al mondo, nonché il primo ad essersi quotato al NASDAQ di New York.

Ci offre un dex rapido sul quale fare scambi in stile trading – in aggiunta al programma Earn, che permette di ottenere criptovalute gratis semplicemente rispondendo a quiz.

Leggi anche: Cos’è e come funziona Coinbase

Facebook va down: è il fallimento chiaro dell’internet centralizzato

Negli ultimi anni internet ha assistito ad una fortissima centralizzazione verrso i grandi gruppi del web: non solo Facebook, che come vedremo fa girare praticamente una porzione intera di internet in privato, ma anche Amazon e Google. Sistemi che per quanto resilienti possono avere dei problemi – degli errori nella configurazione e che possono diventare vittime anche di attacchi hacker molto articolati.

I risultati sono evidenti per tutti, anche per chi fino ad oggi non si era reso conto della situazione e dello stato effettivo di internet oggi: lunghi blackout che non ci permettono di accedere a servizi che sono diventati quintessenziali per lavoro, per piacere o per rimanere in contatto con amici e affetti.

Il single point of failure, in una situazione di tale centralizzazione, diventa sempre più rilevante: basta un singolo errore per mandare down porzioni di internet enormi con tutti i servizi che vi sono collegati. Un problema che potrebbe colpire anche diverse criptovalute – come nel caso di Ethereum, che ad oggi vede girare il 25% dei suoi nodi proprio su macchine di proprietà di Amazon.

Cosa è successo ieri a Facebook?

Una configurazione errata – non si è ancora capito se per un errore interno o per un attacco hacker – del protocollo BGP ha reso tutti i servizi del gruppo irraggiungibili. Facebook, Instagram e anche Whatsapp sono diventati nel giro di pochi secondi tutti inagibili e lo sono rimasti per ore.

Un sistema che ha così dimostrato tutta la sua assenza di resilienza, sparendo da internet e causando danni economici enormi non soltanto alla controllante, ma anche alle milioni di persone che fanno affidamento su questo tipo di servizi per lavoro e per motivi commerciali.

ICP prova ad offrire una soluzione a questo problema: e per questo oggi cresce in doppia cifra

C’è sicuramente anche il timore innescato dal crack di Facebook ieri ad aver spinto oggi sui mercati Internet Computer Protocol – che è una blockchain che punta ad offrire effettivamente un web decentralizzato, che sia completamente resistente a questo tipo di errori (o di attacchi).

Un protocollo che dopo essere partito con un boom incredibile, con il tempo ha perso una parte consistente della propria capitalizzazione, una volta che è stato stato messo da parte l’hype che lo aveva contraddistinto sin dalla sua prima beta.

Le soluzioni ci sono – e possono essere offerte dalla blockchain – anche per applicativi che hanno bisogno di tempi di risposta molto rapidi. E sarà sempre più cruciale, anche per la libertà di accesso alle informazioni e ai servizi da parte del cosiddetto uomo comune. Ieri è arrivato il segnale più importante della necessità di muoversi verso nuovi paradigmi – un segnale in grado di spaventare anche i meno attenti a questo tipo di dinamiche.

Internet Computer Protocol può essere davvero la soluzione per un web più decentralizzato?

Sì, può decisamente esserlo. Non a caso lo abbiamo inserito all’interno del nostro portafoglio di investimenti cripto, credendo, al contrario di tanti analisti dell’ultima ora che il protocollo abbia davvero le carte in regola per offrire una soluzione concreta a questo tipo di problemi.

Quel che ci prema sottolineare è che anche altri protocolli potranno offrire soluzioni concrete per una decentralizzazione di web e servizi che mai come oggi appare necessaria e non più rimandabile.

Info su Gianluca Grossi

Laureato in Giurisprudenza, è esperto di investimenti in criptovalute. Ha già investito in passato in BitCoin, DogeCoin, Ethereum e XRP.

2 commenti

  1. Credo che Elrond sia tra i nomi più illustri che si propongono per migliorare e potenziare l’universo internet e blockchain, con mio rammarico voi ne parlate troppo poco.

    • ciao giorgio e grazie per la tua opinione. Sicuramente è un progetto estremamente interessante e non penso siamo mancati nei confronti dello stesso. Va pur detto che le crypto interessanti esistenti sono diverse centinaia, e comprenderai bene che il processo editoriale tiene conto di molti fattori. Elrond è una crypto interessante, la teniamo in seria considerazione eccome.

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