Home / Ripple: SCONTRO Bitcoin e Ethereum! | Ecco cosa vuole…

CTO BITCOIN ETHEREUM

Ripple: SCONTRO Bitcoin e Ethereum! | Ecco cosa vuole…

Ancora guerra aperta da Ripple e Bitcoin, con i dirigenti nei ruoli apicali del gruppo che controlla $XRP che ancora una volta non le mandano a dire. E abbiamo, fresco per i nostri lettori, un nuovo attacco frontale, che questa volta arriva da David Schwartz, che è CTO del gruppo, in uno scambio che aveva come oggetto principale un precedente commento di Vitalik Buterin, leader di Ethereum

Bitcoin avrebbe fallito nei suoi proposito principale, ovvero quello che avrebbe reso le persone banche di se stesse e che avrebbe eliminato la necessità di intermediari. Intermediari che oggi sarebbero rappresentati proprio da chi produce blocchi.

Maretta che arriva in un momento di movimenti laterali per il mercato e senza grossi scossoni, se non appunto per $XRP, che è stata proprio in queste ultime ora una delle più forti. Possiamo trovarla anche su eTorovai qui per ottenere un conto virtuale gratuito e con strumenti per il TRADING AUTOMATICO – intermediario sicuro e affidabile che ci offre anche Bitcoin e 78+ crypto asset a listino.

Sempre all’interno di quanto viene offerto da eToro troviamo il CopyTrader, il sistema di trading automatico con copia dei più bravi e che offre anche la possibilità di spiare come si stanno muovendo. Abbiamo poi anche gli Smart Portfolios per chi invece dovesse preferire portafogli assortiti sempre a tema cripto. Con 50$ possiamo passare al conto reale.

Il CTO di Ripple contro Bitcoin (e contro il resto del settore

Un punto di vista originale e che farà riflettere. Secondo il CTO di Ripple, al secolo David Schwartz, né Bitcoin né tanto meno i sistemi in PoS avrebbero effettivamente eliminato la necessità di intermediari. Ma vediamo da cosa si era partito: oggetto del contendere un “vecchio” commento di Vitalik Buterin, il leader di Ethereum.

Mentre molte tecnologie cercano di automatizzare il lavoro dei lavori periferici che fanno task ripetitivi, le blockchain automatizzano il centro. Invece di mettere il tassista fuori gioco, la blockchain mette Uber fuori dall’equazione e permette al tassista di lavorare direttamente con il cliente.

Una posizione per molti condivisibile, ma non per il CTO di Ripple, che ha commentato:

Questo è falso per le chain PoW o PoS. Con questi sistemi, i produttori di blocchi sono ancora intermediari tra quelli che vogliono utilizzare il servizio e chi vuole mantenere una frizione tale da guadagnare dal sistema.

E poi ha aggiunto:

Nessuno si sognerebbe di dire che le compagnie che offrono carte di credito non sono intermediari, come uber, che tengono le commissioni su livelli i più alti possibile. Sì, Uber ha bisogno di commissioni per far funzionare lo scambio, come ne hanno bisogno i sistemi PoW e PoS. Quanto detto da Vitalik non ha senso per i sistemi PoW e PoS.

E all’interno della discussione ha poi commentato:

Il punto è che, proprio come Uber è un intermediario che cerca di “tassare” il flusso autista-passeggero al massimo che possono, le chain PoW e PoS hanno produttori di blocchi che cercano di tassare il flusso tra chi invia e chi riceve al massimo possibile. È una bugia affermare il contrario.

La parte più interessante è forse però quella finale, che sarà a nostro avviso quella che darà più da discutere tra i diversi schieramenti.

Il punto di Bitcoin era non avere intermediari e essere la tua stessa banca. Non è stato così. […] I sistemi PoW e PoS incrementano volontariamente il costo delle transazioni […] Il problema è che così tante persone stanno mentendo riguardo questo problema, dicendo che è già stato risolto nei loro sistemi quando in realtà non lo è stato. Non possiamo risolvere un problema che affermiamo sia stato già risolto.

Parole molto dure, sicuramente interessanti e che invitiamo tutti a discutere sia tramite commento sia sul nostro account Twitter ufficiale.

Questa l’idea di fondo del CTO di Ripple

E Ripple? Non fa parte del problema?

Teoricamente no. Come potete leggere sul nostro speciale dedicato a Ripple, non vi è un sistema dove i produttori di blocchi sono retribuiti. La partecipazione è volontaria e gratuita, così da eliminare, almeno dal loro punto di vista, questa sorta di conflitto di interessi.

Rimane il fatto che un sistema di questo tipo è decisamente meno distribuito rispetto a Bitcoin, con questioni che meriterebbero ben altri approfondimenti. Quel che resta, almeno da questo rapido scambio, è la radicale differenza di vedute tra diversi schieramenti. Voi da che parte state?

Info su Gianluca Grossi

Capo-redazione ed analista per Criptovaluta.it - divulgatore per blockchain, Bitcoin e criptovalute in generale. Solida formazione tecnica, si occupa del comparto dal 2015. Segue da vicino gli ecosistemi di Ethereum, Solana e Fantom.

Iscriviti alla newsletter

Iscriviti
Notificami
guest

1 Comment
Più votati
Più nuovi Più vecchi
Inline Feedbacks
View all comments
jacopo
jacopo
2 mesi fa

seee vabbè, bella questa… comodo fare i conti senza l’oste 😀
comodo dire “l’intermediario deve lavorare a gratis”…. ma chi mai lavorerebbe a gratis?!? certo, il volontario che ad esempio porta pasti caldi ai senzatetto. ma non avrebbe senso far guidare ai volontari i furgoni portavalori! Perchè? Perchè ci sono ladri ovunque che assaltano i furgoni portavalori, e chi li guida deve essere una guardia ARMATA, ADDESTRATA, ONESTA e quindi -ovviamente- PAGATA. Il volontariato può funzionare solo se in gioco non ci sono beni che avrebbe senso rubare – un pasto caldo, una coperta usata, un abbraccio, una parola in aiuto. Non mi fiderei MAI a muovere dei soldi su una blockchain dove gli intermediari lavorano “gratis”.
Ripple non la conosco, ma… fatemi indovinare?, è una “blockchain” semiprivata in cui gli intermediari sono i server dell’azienda Ripple stessa – che quindi un suo tornaconto ce l’ha eccome!

Veniamo alla seconda parte: “Vitalik ha detto vaccate”. Dipende. Premesso che come detto non sarebbe inventabile nè sostenibile una blockchain in cui i validatori/produttori di blocchi non hanno un ritorno economico (ed è qui che Ripple mente sapendo di mentire), bisogna vedere che rapporto c’è fra il valore della transazione e la commissione pagata al validatore. Esempio concreto: Uber si tiene il 20%? E’ un intermediario (ladro). Western Union si tiene il 15% dei soldi inviati dai lavoratori ai loro familiari all’estero? Intermediario (ladro e schifoso). Bitcoin si tiene 1,2 euro per un trasferimento di 3 milioni di euro? Non è un intermediario, è un controllore – e grazie al cielo che c’è.
Vitalik sapeva bene che le commissioni dei layer2 di ethereum sono già nell’ordine dei centesimi di euro e saranno a breve sul decimo di centesimo, quindi eth è un validatore – non un intermediario – anche per pagare una lattina di birra. Certo, quando una transazione in eth costava 10/100 dollari non era certo la stessa cosa. Povero mister Ripple, ridotto a rompere il c**** anche per un centesimo di dollaro (anche trasferimenti bitcoin su lightning costano credo queste cifre) e shillare il proprio cesso centralizzato… destino infame si preannuncia il suo 😀