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PIL USA giù, inflazione ancora forte: per Jerome Powell si apre la crisi impossibile

I dati che arrivano dagli USA diventano una patata bollente per Federal Reserve.
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Si dovrà certamente aspettare il responso dei mercati, che sarà comunque condizionato dalle notizie che arriveranno dall’Iran. I dati che arrivano dagli USA parlano di un’inflazione PCE in linea con le aspettative (e ancora di un punto percentuale sopra il target), di un lavoro in raffreddamento e di un PIL leggermente peggiore delle aspettative, almeno per l’ultimo trimestre del 2025.

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Sono numeri che, almeno in via teorica, complicano ulteriormente il lavoro di Jerome Powell. Da un lato l’economia è meno forte di quel che potrebbe sembrare. Dall’altro invece il lavoro è infiacchito, con una crescita che c’è, ma che è ormai molto modesta, anche se riferita al trimestre precedente.

Grattacapi che crescono: la direzione dei mercati

I mercati si troveranno a dover decidere molto prima rispetto a Jerome Powell, che invece dovrà farlo il prossimo 29 aprile, su cosa fare dei tassi. Impossibile che questi dati modifichino una scelta che appare già come scontata: nessun taglio – e decisione rimandata ai prossimi mesi, con grande attenzione per il meeting del 17 giugno.

Per fine aprile, si deciderà di non cambiare nulla

Ad ogni modo, i dati sono interessanti – e andranno studiati per capire in quale situazione si trova la più importante economia del mondo.

  • PCE

È storicamente l’indice che misura l’andamento dei prezzi che più interessa Federal Reserve. Il PCE misura infatti i prezzi così come devono affrontarli i consumatori finali. Siamo con la Core, ovvero con la misurazione che elimina dal computo energia e alimentari, al +3,0% anno su anno. Un leggerissimo miglioramento rispetto all’ultima lettura, che segnava invece +3,1%, frutto però più di un arrotondamento che di altro. Anche questo dato è sopra il target del 2% da ormai 5 anni.

  • PIL

È forse la sorpresa peggiore, perché c’è stata un’ulteriore riduzione in quella che è la lettura definitiva dell’ultimo trimestre del 2025. Crescita modesta a +0,5%, con le previsioni che invece indicavano un comunque modesto +0,7%.

  • Richieste di sussidi di disoccupazione

Le nuove richieste di sussidi di disoccupazione sono a 214.000, numero di poco meno del 10% superiore alle aspettative. Le continuative invece scendono a 1.794K, contro i 1.840K delle attese. Dato ai limiti dell’incomprensibilità, che però segnala un mercato del lavoro relativamente fiacco. Jerome Powell aveva già avvisato sul tema più generale dell’occupazione, che rimane uno dei più importanti grattacapi per il presidente di Federal Reserve.

La risposta dei mercati

Bitcoin e crypto, vero termometro mentre si attende l’apertura delle piazze USA, sono rimasti tutto sommato invariati, per l’ennesimo giro di dati che rimanda le questioni importanti a data da destinarsi.

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