Proponeva corsi per promotori finanziari, in realtà – almeno secondo la Procura – li utilizzava per spingere investimenti in crypto che venivano spacciati come sicuri. Ora però sembra che sia arrivata la parola fine su una storia di autoriciclaggio, spostamenti di denaro internazionali, criptovalute e schemi Ponzi. Ne fa le spese un non meglio precisato “cittadino di origine russa”, che si è visto sequestrare beni per almeno 2 milioni di euro.
Secondo la ricostruzione offerta dalla Guardia di Finanza, i fondi che venivano affidati al finto promotore confluivano poi verso wallet propri, per poi riapparire in conti correnti in Polonia, Portogallo e altri paesi per essere reimmessi in circolazione. La volontà di sottrarsi a eventuali indagini apparirebbe come evidente, dato l’utilizzo di tecniche (invero banali) per far perdere traccia dei propri spostamenti online.
Ma quali crypto: è un problema di (eventuali) truffatori
Curioso ma non troppo il fatto che la stampa nazionale mainstream accusi non troppo indirettamente il comparto: truffa delle crypto, come se gli asset digitali fossero animati e dotati di volontà. In realtà questo Madoff dei poveri sembrerebbe aver messo in piedi il più classico degli schemi Ponzi: dammi i soldi che ci penso io, sono al sicuro e anzi cresceranno.
E invece a crescere, se dovessero essere confermate le accuse della procura, è stata soltanto la disponibilità del presunto reo. Macchine di lusso (si parla di una Ferrari Portofino), ma anche una piccola imbarcazione e immobili. Per ora i beni sequestrati ammonterebbero a circa 2 milioni di euro. Non esattamente il bottino di Arsenio Lupin, ma sufficiente per darsi alla bella vita.
Il misterioso Chain Hopping
Tutti i giornali riportano la tecnica utilizzata: il chain hopping, ovvero lo spostamento di asset digitali su diverse blockchain e a stretto giro, nel tentativo (evidentemente vano) di far perdere le proprie tracce.
Tracce che comunque esistono e che – data una certa esperienza a caccia di truffe nel nostro storico – passano anche da istituti bancari compiacenti, con transazioni che in quel caso non possono fare hop ma rimangono ben nascoste.
Ora toccherà alla magistratura stabilire responsabilità e colpe. Le accuse sono di autoriciclaggio e di abusivismo finanziario. Nel comunicato non ci sembra di aver letto nulla riguardo l’appropriazione indebita.
L’operazione, dall’evocativo nome Crypto Luxury, sembrerebbe concludersi qui.
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