Le banche sul piede di guerra per fermare una votazione che avverrà, a meno di clamorosi stravolgimenti, giovedì prossimo, 14 maggio. La votazione sarà la prima per il Clarity Act nella Commissione Banking del Senato. Domenica l’associazione più potente tra quelle bancarie degli USA, ha fatto circolare un avviso destinato ai CEO dei gruppi bancari degli Stati Uniti, invitando tutti a contattare i senatori di riferimento per rigettare il testo. È l’ultimo di tanti tentativi del settore bancario di ostacolare l’approvazione di un testo decisivo per il futuro crypto.
Un tiro mancino che in tanti si aspettavano, ma che dovrebbe essere fuori tempo massimo. Il grosso dei politici di Washington sembrerebbe pronto a convergere verso un testo bipartisan, con sommo dispiacere delle banche di cui sopra.
Il problema è sempre lo stesso
Il problema indicato è sempre lo stesso: la possibilità da parte degli exchange di offrire rendimenti legati alle stablecoin. Un’eventualità che le banche vedono come fumo negli occhi, perché temono – come ribadito nella lettera fatta circolare da ABA – che impatti in modo consistente sui depositi dei clienti presso gli istituti.
Vi scrivo per informare ogni bank leader di questo paese dell’urgenza della battaglia, che richiede il vostro immediato coinvolgimento.
Dopo gli auguri per la Festa della Mamma (non scherziamo), si apre così, con questi toni di urgenza, la lettera di Rob Nichols, che è presidente di ABA, la American Bankers Association.
Per essere chiari: noi vogliamo che il Congresso approvi delle regole per gli asset digitali e stabilisca delle salvaguardie responsabili per l’industria crypto. L’attuale versione della legge, sebbene migliorata rispetto a una versione precedente, non previene ancora in modo adeguato l’offerta di rendimenti simili agli interessi sulle stablecoin di pagamento. Senza cambiamenti aggiuntivi, crediamo che la corrente proposta incentiverebbe senza motivo la fuga dai depositi bancari verso le stablecoin, mettendo la crescita economica e la stabilità finanziaria a rischio.
Il discorso di ABA è chiaro: se non ci sono più depositi bancari, non c’è credito per le imprese, non c’è credito per i consumatori, e l’economia ne risentirà.
Una minaccia che non sortirà effetti?
Probabilmente no, dato che i politici hanno già risposto per le rime alle associazioni bancarie, invitandole ad approvare un testo di compromesso che ha scontentato tutti e che forse proprio per questo motivo è il migliore che si può portare a casa.
Una situazione che avrà comunque un crescendo di tensioni da qui a giovedì, quando si voterà il Clarity Act per la prima volta nella Commissione Banking.
Di spazio affinché si torni indietro sembrerebbe, per ora, mancarne poco. I colpi di scena politici però sono, questo va ricordato agli eccessivamente ottimisti, all’ordine del giorno.
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