È finalmente disponibile la versione del Clarity Act – la legge sulla regolamentazione del mercato crypto negli States – che ha subito degli importanti rallentamenti e giovedì sarà votata in prima battuta dalla Commissione Banking. Di novità rispetto al testo precedente ce ne sono poche, difficilmente ci sarà spazio per ulteriori modifiche sostanziali e permane un gigantesco problema, almeno per i dem, riguardo il conflitto di interessi della famiglia Trump.
Una situazione dunque più sbilanciata verso le richieste dei repubblicani, con le banche che sono scontente e una parte dei democratici però che sono stati accontentati da una bizzarra aggiunta in fondo alla legge.
Niente conflitto di interessi
Se questa dovesse confermarsi essere la formulazione definitiva del Clarity Act, non ci saranno previsioni specifiche per quanto riguarda l’eventuale conflitto di interessi della famiglia Trump nel settore. Diverse stime fissano a più di 1 miliardo di dollari i guadagni del presidente e della sua famiglia – e probabilmente anche in caso di passaggio del Clarity Act, non dovrà curarsi di chiudere certe attività o di interrompere certi investimenti.
- Le banche insoddisfatte
In questa nuova versione del Clarity Act c’è una modifica al regime di rendimenti sulle stablecoin offerti dagli exchange. È un cambiamento radicale, che però non ha soddisfatto ancora il settore bancario.
Tant’è che questo è tornato sul piede di guerra, chiedendo tramite le sue associazioni l’interruzione dei lavori. Tutti i politici coinvolti hanno risposto picche, almeno tra quelli che hanno il controllo del processo e della situazione. Non dovrebbe essere un problema: il compromesso è stato trovato e difficilmente si tornerà indietro.
- Buone le protezioni per Bitcoin
Per Bitcoin nel suo utilizzo più autentico, le protezioni sembrerebbero essere almeno per il momento adeguate. Ok per l’autocustodia, difficile che in futuro – se la legge dovesse passare – si potrà tornare indietro. Probabilmente non si sarebbe potuto chiedere di meglio.
La curiosa aggiunta in fondo alla legge
Le ultime pagine del Clarity Act sono occupate da una proposta per favorire la costruzione di alloggi per i meno abbienti. Verrebbe, correttamente, da chiedersi come’è che una norma del genere sia finita in un testo dedicato a Bitcoin e criptovalute.
Basta guardare tra i co-firmatari della legge per ricostruire agilmente cos’è successo. La legge porta infatti anche la firma di Elizabeth Warren, senatrice pasionaria anti-crypto, che deve aver chiesto qualcosa in cambio affinché fosse evitato un ulteriore blocco dell’avanzamento del Clarity Act,
Uno scambio bello e buono, che negli USA prende il nome di riding – si cavalca una legge di quasi certa approvazione per far passare la propria. È la quasi normalità – costerà ai contribuenti americani – ma non è questo forse il punto più interessante.
Ora toccherà alla Commissione Banking del Senato USA decidere se far passare il testo o meno, per un percorso che in tanti vorrebbero concludere già durante l’estate.
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