Bitcoin si trova attualmente in una fase di stallo dopo aver corso per circa un +32% dai minimi locali di aprile. L’outlook speculativo è oggettivamente migliorato per la criptovaluta rispetto al primo trimestre, anche se rimangono ancora diverse questioni in sospeso prima di poter affermare di essere tornati definitivamente in modalità bullish.
La ripresa degli afflussi positivi degli ETF e il ritorno della domanda spot oltreoceano stanno guidando il rally di BTC, con un trend che tuttavia necessita di una rotazione dei capitali più ampia per sostenere l’ipotesi di una continuazione del rialzo. I dati on-chain ci aiutano a capire cosa concretamente serve al re per superare questo periodo di incertezza.
Bitcoin: diminuiscono le perdite non realizzate degli investitori
Partiamo guardando il bicchiere mezzo pieno: dal minimo di $60.000 registrato a febbraio, le condizioni strutturali del mercato di Bitcoin sono migliorate sensibilmente. In quel momento di massima sofferenza, la percentuale di perdite non realizzate toccava il 25% di tutta la capitalizzazione di mercato, mentre ora siamo scesi ad appena l’8%.
Si tratta di un recupero non indifferente che pone una grossa fetta dell’offerta di Bitcoin nuovamente in profitto, riducendo gran parte della pressione psicologica che terrorizzava il mercato. Pensate che al bottom di febbraio c’erano oltre 300 miliardi di dollari di perdite latenti che avrebbero potuto innescare un ulteriore capitolazione dei prezzi. Attualmente invece la cifra è scesa a 121 miliardi.
Da notare tuttavia come il livello massimo di perdite non realizzate sia ancora lontano dai picchi registrati durante i precedenti bear market. Questa asimmetria, secondo alcuni analisti, potrebbe dipendere dal fatto che la composizione degli operatori sul mercato è estremamente diversa rispetto al passato, grazie soprattutto all’ingresso della criptovaluta nell’era istituzionale di Wall Street.

Di contro, in molti credono che il livello del 25% di perdite non realizzate non sia in realtà il valore relativo più alto di questo ciclo, e che nei prossimi mesi si verificherà un nuovo sell-off capace di riportare underwater una grossa quota della supply. In caso contrario, i $60.000 verranno ricordati come i minimi di un bear market del tutto atipico per durata e intensità del movimento.
Le condizioni di redditività degli holder seguono il pattern storico
Nonostante in termini assoluti in dollari le perdite osservate su Bitcoin non siano state all’altezza degli ultimi cicli, la distribuzione della redditività degli holder mostra invece una dinamica molto più in linea con il set storico di dati della moneta.
In particolare vediamo come nei precedenti mercati ribassisti, la percentuale di supply in profitto non era mai scesa stabilmente al di sotto della quota del 50%, se non per brevi periodi di tempo. Quella soglia è stata spesso accompagnata da una reazione della domanda che ha riportato la metrica nuovamente in up, fornendo un’indicazione molto precisa sui minimi degli scorsi cicli.
Anche a questo giro, dopo aver sfiorato la soglia del 50% durante il sell-off di febbraio, c’è stato un miglioramento della profittabilità degli investitori, con valori che oggi si attestano intorno al 65%.

Detto ciò, il dato è da contestualizzare con la brutta discesa avviata da ottobre, che ha affossato quasi la metà dell’offerta di Bitcoin in tempi record. Sarà fondamentale per la criptovaluta non cedere nelle prossime sessioni e difendere questa fase di equilibrio.
I prezzi sono ancora al di sotto del prezzo realizzato da questa coorte di investitori
Passando invece al bicchiere mezzo vuoto, uno dei problemi principali per Bitcoin – che rischia di compromettere la tenuta del rally – riguarda il mancato raggiungimento del realized price relativo alla coorte 3-6 mesi.
In parole più comprensibili ai neofiti, questo significa che chi ha acquistato in un periodo compreso tra 6 e 3 mesi fa – cioè tra novembre 2025 e febbraio 2026 – presenta un prezzo medio di carico ancora più elevato della quotazione attuale di BTC. In particolare, il realized price di questa coorte è stimato intorno agli $86.900, ed il fatto che la criptovaluta non sia ancora riuscita a romperlo al rialzo è un segnale di debolezza per il trend.
Di recente in più di un’occasione vi avevamo segnalato come il quadro fosse incerto e come sopra gli $81.000 si sarebbe potuta verificare una forte pressione di vendita da parte di questi investitori. La partita resta ancora aperta ma serve una spinta decisa da parte della domanda per avvicinare Bitcoin quantomeno agli $85.000, zona molto importante anche per il mercato dei derivati.

Da notare come tutte le fasi rialziste di Bitcoin dal 2023 in poi siano avvenute con un prezzo di mercato superiore al livello di realized price degli holder a 3-6 mesi, fungendo in molti casi come vera e propria area di supporto.
Afflusso di capitali ancora debole su Bitcoin
Un altro elemento ribassista dipende dalla metrica del “Realized Cap 30-Day Net Position Change”, che serve a misurare la variazione mensile del capitale effettivamente immesso o rimosso dalla rete Bitcoin.
Il realized cap è semplicemente un indicatore alternativo alla market cap che tiene conto dell’ultimo prezzo a cui ogni moneta è stata scambiata on-chain. L’evoluzione a 30 giorni di questa cifra ci permette di capire quanti soldi stanno concretamente entrando o uscendo dal mercato, e di fare tutte le considerazioni del caso.
In particolare il grafico mostra la presenza di afflussi positivi, ma con numeri contenuti ad appena 2,8 miliardi di dollari nell’ultimo mese. C’è stato un evidente miglioramento rispetto al primo trimestre, ma le condizioni monetarie rimangono estremamente lontane dalle precedenti fasi espansive delle quotazioni.
Durante i principali rally del ciclo 2023–2025, infatti, lo stesso indicatore aveva accelerato rapidamente verso soglie superiori ai 10 miliardi mensili, segnando un ingresso di capitali molto più aggressivo e sostenuto.

Ciò non implica automaticamente un successivo passaggio al regime ribassista, ma sottolinea quanto il rally attuale sia privo di convinzione. Potrebbe aspettarci una fase di consolidamento simile a quella osservata dopo il bottom del 2022, ma a queste condizioni sembra complesso parlare di un prolungamento del rally.
Continuiamo a monitorare queste metriche per vedere se con la prossima stagione estiva miglioreranno ulteriormente le condizioni strutturali di Bitcoin.
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