Nessuna crisi, nonostante in tanti guardino al mondo del mining come si fa con i settori morenti, con evidenti segnali di insostenibilità e di prossimo smantellamento. La difficulty di Bitcoin cresce dell’1,72%, nonostante i chiari di luna per quanto riguarda sia il prezzo sia il sentiment. Una situazione che è però la risposta più chiara alle profezie di sventura: nonostante l’AI, nonostante il mercato che lateralizza, non c’è il fuggi fuggi che in tanti avevano anticipato.
Bitcoin ha un meccanismo che punta a mantenere il tempo medio di produzione di un blocco intorno ai 10 minuti. Se per le due settimane precedenti i tempi sono stati inferiori, allora si aumenta la difficoltà nel produrre un blocco. E viceversa. Anche se non è una metrica esatta di quanta potenza di calcolo sia destinata al mining Bitcoin, ne è una discreta rappresentazione.
Miner perdono soldi? Può essere, ma non si tirano indietro
I miner stanno perdendo denaro? Qualcuno sì, come abbiamo visto nelle trimestrali di BitFufu che sono arrivate venerdì. Con ogni probabilità il grosso dei miner industriali che non sono già passati in modo consistente all’AI (per l’offerta di potenza di calcolo e di hosting presso datacenter) i dati non saranno molto diversi. Tuttavia, nonostante il prezzo di Bitcoin sia a distanza siderale dai massimi di ottobre 2025, non si tirano indietro.
La difficulty, l’indice di difficoltà imposto dal network per trovare un nuovo blocco, è aumentato dell’1,72% nel corso dell’ultimo aggiornamento bisettimanale. Un segnale di ripresa dopo diverse settimane di dati altalenanti in questo senso.
Il grafico che riportiamo mostra con chiarezza che dopo aver perso i massimi a ottobre, il network ne ha risentito, ma siamo comunque molto lontani dai disastri paventati dai detrattori di Bitcoin che si spacciano per analisti.
Che tipo di segnale è?
In realtà il network Bitcoin è molto più resiliente di quanto si creda, anche in termini di profitti e sostenibilità per chi fa mining. Siamo circa al 40% di distanza dai massimi in termini di prezzo, ma il network ha perso meno del 10% della difficulty dai massimi, il che vuol dire che i miner non hanno staccato la spina.
Un buon segnale, che rimanda a data da destinarsi l’ennesimo funerale senza cadavere che hanno organizzato per Bitcoin. Il periodo non sarà dei migliori, ma siamo ancora vivi.
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