Wall Street riparte di nuovo verso i massimi storici. Oggi S&P 500, Nasdaq 100 e Dow restano vicini ai loro record assoluti, sostenuti dalla ripresa della narrativa sull’intelligenza artificiale. È la domanda di AI a muovere gli indici, con i produttori di chip che spingono questo in barba alle tensioni geopolitiche. Nel weekend la tregua Iran-USA ha mostrato di essere ancora fragile, il tutto in attesa dei dati sull’inflazione di giovedì 25 giugno.
Wall Street verso i massimi con spinta dei chip
Il future Nasdaq ha segnato di recente un massimo a 30.975,50 punti come si può osservare dal grafico e oggi sta consolidando attorno a questa soglia. La settimana scorsa il Nasdaq ha guadagnato il 2,43%, mentre S&P 500 e Dow sono saliti rispettivamente dello 0,93% e dello 0,71%. Il movimento conferma il ritorno di forza dei titoli tecnologici, dopo la correzione di inizio mese.
La spinta dei semiconduttori

A trainare il Nasdaq è un gruppo ristretto di titoli legati ai chip che si può osservare sul grafico allegato. Da inizio 2026, l’azione di Micron segna +276,81%, davanti a Intel a +251,88% e Marvell a +245,77%. Più staccata AMD, comunque a +144,91%.
Il distacco dei chip dal resto del mondo tecnologico è netto. Il Nasdaq su base annua segna +21,64%. Le Mag Seven restano indietro, con NVIDIA a +12,59% e Apple a +10,87%. Microsoft è addirittura negativa a -20,29%.
Attesa per la trimestrale Micron e l’inflazione
Questa settimana l’attenzione degli investitori si concentra sul PCE, la misura d’inflazione preferita dalla Federal Reserve, in arrivo giovedì. La scorsa settimana la Fed ha lasciato i tassi invariati ma ha segnalato un orientamento più aggressivo, con quasi metà dei membri che ora prevede almeno un rialzo entro fine anno. Un dato d’inflazione alto rafforzerebbe lo scenario di tassi elevati più a lungo.
Il vero catalizzatore tech della settimana è uno solo. Micron pubblica i conti del terzo trimestre fiscale mercoledì 24 giugno, dopo la chiusura delle contrattazioni. L’azione è quasi quadruplicata nel 2026 e Wall Street attende una crescita esplosiva. La stima media di utile per azione è 20,05 dollari, contro gli 1,91 di un anno fa, con ricavi attesi in crescita del 276% a 35 miliardi di dollari. Aspettative così alte aprono però al rischio di una reazione negativa anche su conti buoni.
Dal 2025 Micron +1.770%

Nel grafico weekly abbiamo riportato l’andamento di Micron (MU) dal 2024. Se si considera il minimo toccato nell’aprile 2025 durante la fase di forte volatilità legata alla guerra dei dazi avviata da Trump, il rialzo attuale del titolo è pari a circa il +1.770%.
La carenza di memorie è il motore
Sotto la corsa dei chip c’è un fenomeno preciso ed è la carenza di memorie legata all’AI. Le memorie sono il componente con cui si nutrono i data center e tutto il mondo dell’intelligenza artificiale. Senza, nessun sistema AI può funzionare.
Oggi l’offerta non basta e c’è fame di memorie. La DRAM è la memoria di lavoro, quella temporanea che fa girare PC e server, prodotta da pochi giganti: Samsung, SK Hynix e Micron. La NAND dà invece lo storage permanente, per conservare i dati negli SSD, e qui si aggiungono Kioxia e Western Digital. Entrambe scarseggiano perché le fabbriche dirottano capacità verso la HBM, la memoria ad alta velocità che serve ai chip per l’AI. Su quest’ultima comanda SK Hynix, davanti a Samsung e Micron.
Attenzione a non confondere i ruoli, perché Nvidia e Intel non producono memorie. Nvidia costruisce le GPU per l’AI e acquista da altri la HBM. Intel, invece, produce processori e fabbrica chip per conto terzi.
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