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Bitcoin alla frutta

“Crolla il prezzo della frutta”. La presa in giro dei giornali ci ricorda perché Bitcoin vale qualunque sforzo

Non siamo noi a essere alla frutta, ma chi non ha mai guardato un grafico in vita sua. Compreso chi cianca di crollo dei prezzi.
Bitcoin alla frutta

Cosa c’entra Bitcoin con la frutta? Poco o niente. Uno è un asset digitale, l’altra una merenda nutriente – e rinfrescante, soprattutto . Tanti siti e giornali che si occupano di finanza si stanno occupando – imbeccati chissà da chi – di angurie, meloni e pesche. Fa troppo caldo, quindi la frutta matura prima, quindi tenerla in magazzino è difficile. Quindi meglio svenderla. I prezzi sono da fuori tutto. Per chi, non vivendo dentro un ministero, la spesa la fa davvero, suonerà un po’ come una presa in giro. E questo ci riporta al tema dei temi. Ovvero Bitcoin.

A proposito, qui Bybit ti regala 20 USDC. Iscriviti, versa 100€ (che rimangono tuoi) e poi goditi il bonus. Non potrai comprare frutta a prezzo scontato, ma anche nel mondo crypto non è che di ribassi non ce ne siano stati 😉.

Tornando alla frutta: chi ha aperto i giornali stamattina si sarà sentito fortunato come Gastone. I prezzi, scrivono a caratteri cubitali, sono in picchiata. E bastano pochi spicci per portarsi a casa buste e buste di nettarine, di cocomeri, di meloni e ciliegie. Chi vi scrive, però, continua a sentirsi preso in giro.

I dati, quelli veri

Sarà anche possibile trovare della frutta a prezzo scontato da quei fruttivendoli che hanno problemi a conservarla a lungo. Per il resto, almeno a quanto ci risulti, la GDO è dotata di ottime celle frigorifere che non risentono granché del solleone. Detto questo – e uscendo un po’ dal campo dell’aneddotico – guardiamo ai dati.

Eurostat tiene un indice dell’inflazione di frutta (anche a guscio, inclusa) nel corso degli anni, per l’Italia. La situazione è quella che vedete in grafico. Dal 1999 a oggi il costo della frutta è più che raddoppiato. Anzi: c’è stata un evidente accelerazione dei prezzi della frutta dal 2010 a oggi.

A poco gioverà dunque leggere di agenzie – diffuse da chi? – che parlano di prezzi in crollo verticale, di frutta finalmente acquistabile anche da chi ha redditi modesti, di dolce refrigerio estivo anche per le cosiddette classi subalterne.

Potremmo prendere altre decine di serie, che riguardano i beni che tutti comprano (o devono comprare) per renderci conto di come i prezzi delle cose più basilari siano aumentati vertiginosamente. Senza che i salari – sempre delle sopracitate classi subalterne – abbiano anche lontanamente seguito la traiettoria di cui sopra.

Ok, e Bitcoin cosa c’entra?

Presi dai prezzi, dalla voglia di speculazione, da questo e quel prodotto finanziario, ci siamo forse dimenticati di una delle missioni di Bitcoin. Di una di quelle fisse da sognatori che forse non si realizzeranno mai, ma per le quali tutti noi appassionati potremo dire di aver lottato.

Un denaro più giusto, più equo, più vero. Che nessuno può stampare a piacimento. Proprio come le pesche. Un denaro sostenuto dal lavoro – non è leninismo, ma la Proof of Work – per superare una lunga fase di stampanti politiche che hanno funzionato, il grafico sopra ce lo ricorda, poco e male.

L’emissione di Bitcoin ha un grafico molto diverso. Fonte: ResearchGate

In pochi ci hanno guadagnato, per tanti invece spaccare una pesca e metterla in un bicchiere di vino come cocktail estivo dei nostri nonni, è roba da ricchi. Anche se questa settimana il caldo ha dato una mano… coi prezzi.

Non ci saremo ancora riusciti, ma certamente non siamo noi a essere… alla frutta.

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