Le criptovalute continuano a tenere banco nell’eterna lotta tra Israele e Iran. Un cittadino americano è stato accusato di aver effettuato operazioni di spionaggio a favore dell’Iran, facendosi pagare in criptovalute. Sarebbe stato, secondo gli inquirenti, reclutato via Telegram e poi avrebbe offerto i propri servizi facendosi pagare su… blockchain.
A essere accusato è stato Eli Lavon, 21 anni, studente in un seminario che la stampa USA definisce come ultra-ortodosso e che ora dovrà affrontare un processo dalle conseguenze potenzialmente molto importanti. Gli inquirenti avrebbero prove di almeno 14 scambi di informazioni riservate. Questo almeno secondo quanto viene riportato da CNN.
Guadagni modesti
Le somme coinvolte sarebbero comunque modeste. Si parla infatti di circa 1.400$ in controvalore e dalle ricostruzioni offerte dai giornali non è chiaro per il momento quale network sia stato utilizzato. Sta di fatto che se l’obiettivo era quello di occultare eventuali tracce, la cosa non ha funzionato.
Da tempo inoltre le autorità israeliane tracciano pagamenti, donazioni e spostamenti di denaro su network crypto, sia in Iran, sia invece nella Striscia di Gaza. Esistono unità specifiche delle forze dell’ordine in grado di occuparsi, con un certo grado di successo, della ricostruzione di spostamenti di denaro che sono di interesse, almeno secondo l’opinione dello Stato di Israele, per chi si occupa di sicurezza nazionale.
Iran, Israele, USA: la guerra passa anche dalle crypto
È noto ai nostri lettori il caso, annunciato dal Segretario del Tesoro Scott Bessent, del sequestro di 1 miliardo di dollari in crypto, con modalità che però non sono state mai rivelate, fatti salvi congelamenti assai più modesti per entità tramite Tether, che ha il potere di bloccare determinati indirizzi dall’interagire con la propria stablecoin USDT.
La guerra è passata anche tramite l’inserimento di exchange che fanno capo all’Iran nella lista di soggetti sanzionati, così come è passata anche da spostamenti di denaro via crypto da parte delle autorità iraniane, mai però completamente ricostruiti.
Le criptovalute – e in particolare le stablecoin – sono ormai al centro di tutte le più importanti questioni geopolitiche e – cosa forse più interessante per i detrattori – anche del finanziamento del terrorismo.
In questo ultimo caso però, i risultati sono assai modesti e con sommo gaudio delle autorità di tutto il pianeta, in genere si riesce a procedere con dei sequestri senza eccessive difficoltà.
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