La scorsa notte la blockchain di Solana ha rischiato di interrompere la sua striscia positiva di oltre 30 mesi senza alcun outage o arresto della rete dall’ultimo incidente risalente a febbraio 2024. A causa di un problema da parte di Teraswitch – un’infrastruttura esterna a cui si appoggia parte dei validatori della chain – improvvisamente quasi il 29% di tutti i $SOL impegnati in staking è risultato offline, portando Solana a un passo dalla soglia critica che avrebbe innescato un cosiddetto “finality halt”, con potenziali conseguenze sgradevoli su tutto l’ecosistema.
A riportare per primo quanto accaduto è stato Marinade Finance, protocollo di liquid staking, che ha stimato come quasi un terzo della quota di $SOL in staking sia diventata inattiva contemporaneamente per un problema di instradamento. Il problema è durato circa 33 minuti, prima che i validatori tornassero progressivamente online. La rete ha continuato a produrre blocchi e ad elaborare transazioni, e tutto sommato, tutto è bene quel che finisce bene.
Tuttavia, questo episodio ci ha ricordato quanto sia pericoloso concentrare una fetta consistente dello stake e dei validatori attorno a delle infrastrutture su cui non si ha un controllo diretto. In uno scenario peggiore, oltre a fare brutta figura pubblicamente, un arresto della rete avrebbe portato alla perdita di milioni di dollari di commissioni per Solana e a ripercussioni negative su tutto il settore DeFi.
Cos’è successo a Solana?
In poche parole, c’è stato un guasto nell’infrastruttura di Teraswitch, una piattaforma che fornisce server e connettività di rete a diversi validatori della chain Solana. A causa di un problema di routing, il provider ha reso irraggiungibili decine di operatori che si basavano sulla sua infrastruttura.
Nel complesso circa 90 validatori – localizzati in Europa e APAC – hanno smesso di votare al consenso della rete, su un totale di 699 indirizzi che contribuiscono alla validazione delle transazioni e alla creazione dei blocchi. Alcune fonti riportano 102 validatori finiti offline, anche se poco importa la cifra esatta: quel che conta è che questo gruppo deteneva un’importante quota di $SOL in stake.
Infatti, secondo quanto riportato da Marinade, sull’Autonomous System (AS20326) di Teraswitch erano presenti circa 118,9 milioni di $SOL. Durante l’incidente praticamente quasi tutti quei fondi (il 94%) sono diventati inattivi, a cui si sono aggiunti altri 14,1 milioni di token associati a provider differenti, che sono andati offline negli stessi minuti.
A conti fatti, 125 milioni di $SOL hanno smesso di partecipare al consenso in contemporanea, arrivando a poco meno del 29% dello stake totale di Solana. La rete è arrivata a soli 20 milioni di $SOL dal raggiungere la soglia critica del 33,34% che avrebbe portato a uno stop della finalità sulla chain. Quei validatori inattivi, descritti nel gergo come delinquent, hanno rinunciato a circa 25.000 dollari di commissioni in appena 33 minuti di disservizio.
Cosa comporta un finality halt?
La blockchain di Solana richiede che più del 66,67% dello stake partecipi al voto per raggiungere la maggioranza richiesta dal consenso. Questo significa che se il 33,34% dei $SOL vincolati nello staking non partecipa, la rete interrompe la finalizzazione dei blocchi. Non si tratta di un problema che implica lo spegnimento completo della blockchain, ma impedisce comunque alle transazioni di essere confermate pubblicamente.
In pratica, i validatori rimasti online possono continuare a produrre e propagare nuovi blocchi alla rete, ma non hanno abbastanza stake per finalizzare le operazioni e renderle irreversibili. Il risultato è che tante transazioni potrebbero rimanere in sospeso senza una conferma definitiva, causando ritardi nei prelievi degli exchange, disagi nei protocolli DeFi e potenzialmente anche problemi più seri per i protocolli di lending/borrowing che devono liquidare posizioni a leva in tempo reale, rischiando di accumulare bad debt.
Per fortuna, questa volta Solana si è fermata a soli 4,5 punti percentuali dello stake totale di $SOL dal raggiungere il livello di halt, e non ha dovuto affrontare alcuno di questi problemi.
La distribuzione dei validatori su Solana
Come anticipato all’inizio, il quasi incidente della scorsa notte ha messo in rilievo quanto sia rischioso concentrare una quota importante dei validatori (e soprattutto dello stake di $SOL), sia in termini di distribuzione geografica che di provider esterni.
Secondo i dati di Solana Beach, in questo momento dei 697 validatori attivi, la maggior parte si colloca in Europa, dove troviamo circa il 60% di tutti gli operatori, principalmente in Paesi come Germania e Olanda. Seguono poi gli Stati Uniti e l’area APAC con il restante 40%. Da sottolineare come di recente MoneyGram sia entrata come validatore di Solana.
Ad ogni modo, non è solo importante dove si trovano fisicamente i validatori, ma anche da quali infrastrutture dipendono per funzionare. Quanto accaduto poco fa è infatti il risultato di un numero forse troppo elevato di staker che si appoggiavano a un singolo fornitore di rete, il quale – per mille motivi – potrebbe subire un’interruzione.
C’è poi anche un tema importante, ossia quello del numero totale di validatori: ad esempio, Solana non è così “decentralizzata” come Ethereum, che vanta attualmente poco meno di 900.000 validatori attivi, nonostante comunque un singolo operatore possa controllarne una quota importante. Solo a marzo Solana aveva introdotto nuove regole per lo staking, puntando a maggiore efficienza e decentralizzazione.
Quante volte Solana è andata offline in passato?
Secondo i dati che abbiamo a disposizione, in passato la blockchain di Solana ha subito 7 episodi significativi di blackout totali nella produzione dei blocchi, tutti compresi tra dicembre 2020 e febbraio 2024. Per esempio, a settembre 2021 la rete è rimasta offline per circa 17 ore dopo uno spam attack da parte di alcuni bot che avevano sovraccaricato la chain e mandato in crisi i validatori.
A febbraio 2023, a causa di un problema di propagazione del consenso, Solana è rimasta inattiva per circa 19 ore, richiedendo poi l’intervento coordinato di tutti i validatori per un restart. L’ultimo episodio da considerarsi “grave” risale a febbraio 2024, quando un bug del software utilizzato dai validatori ha innescato un’interruzione di quasi 5 ore. Anche in quell’occasione gli operatori che gestiscono il consenso hanno dovuto coordinarsi per far riavviare la rete e tornare a produrre blocchi.
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