L’oro è tornato sui 4.400$ l’oncia alla riapertura delle piazze asiatiche, spinto da una debolezza intrinseca del dollaro, dettata dalla riduzione delle aspettative di aumento dei tassi negli Stati Uniti. Tutto questo nonostante, a livello globale, l’outlook sui tassi di interesse di riferimento rimanga hawkish. A pesare sono principalmente i soft data arrivati durante la scorsa settimana dagli Stati Uniti, che però non raccontano tutta la storia di una fase dell’oro molto interessante almeno per chi ha un atteggiamento rialzista.
L’oro è in un ritrovato stato di forma, anche grazie a movimenti di altro tipo. Le banche centrali di Corea del Sud e Cina che ne avevano condizionato al rialzo il prezzo già durante la scorsa settimana, sfiorando sui futures i 4.500$. Una situazione complessivamente rialzista in termini di sentiment.
Lontani dai massimi, ma solo per i retail?
Se il dollaro si indebolisce, è naturale e quasi automatico che l’oro riprenda a salire. La lettura però deve essere, come ci siamo già detti, più ampia. C’è un movimento separato tra le banche centrali, che continuano ad acquistare a ritmi record, e invece i retail che dopo essersi scottati con il crollo dai massimi sembrano essere ancora titubanti riguardo i metalli preziosi in generale e più nello specifico nei confronti dell’oro.
Al centro di questo movimento, il dollaro USA. I movimenti di breve sono interessanti, ma sono ancora più interessanti quelli di medio e lungo periodo, che riguardano principalmente l’Asia.
Abbiamo infatti una Cina che da tempo scarica i titoli di debito USA che ha in pancia, per un processo di conversione e trasformazione delle proprie riserve in oro. Processo graduale, che però si è intensificato proprio a luglio, quando la Cina ha riportato il più grande acquisto di oro da ottobre 2023.
Poi c’è la Corea del Sud: anche questa un’economia rilevante (per quanto con volumi e numeri certamente inferiori a quelli cinesi) che ha ripreso ad acquistare oro. Non lo faceva da 13 anni.
Quanta debolezza vera per il dollaro?
C’è il secondo aspetto macro e geopolitico: gli USA sono recentemente intervenuti a difesa dello yen, mostrando non solo che la divisa giapponese ha bisogno di aiuti esterni, ma anche che un eventuale scarico dei bond USA da parte del Giappone potrebbe portare havoc, distruzione e caos, come dicono gli americani, su mercati che devono rimanere stabili per garantire… la stabilità di tutto.
Una situazione che gioca certamente a favore dell’oro: asset stabile (anche in senso filosofico) per eccellenza, che ora fa sempre più gola. Non sarà forse crisi globale del debito pubblico, ma qualche scricchiolio comincia a farsi evidente. E quando il mondo fiat scricchiola, il metallo prezioso per eccellenza torna a brillare.
Criptovaluta.it® Ultime Notizie Bitcoin e Crypto News | Criptovalute Oggi

