Continua la crisi del debito sovrano. I rendimenti, tanto negli USA quanto in Europa, hanno toccato livelli che non si vedevano dall’ultima crisi del credito, con i trentennali USA che hanno chiuso la giornata su yield così alti che non si vedevano da 30 anni. Al netto di questioni interne per ciascuno dei paesi, è evidente che la situazione abbia già assunto una scala globale.
Francia? Mai così male dal 2008. Germania? Bisogna tornare indietro al 2011. Giappone? Si va verso i record storici. Una situazione che ha tante cause – a partire dall’incapacità di contenere l’inflazione – e che ora incorpora anche altre paure.
Tutte le paure degli investitori
I bond sono termometro della fiducia che si nutre nella continenza della spesa pubblica. E sono anche termometro della paura che si ha riguardo l’andamento dell’economia, ovvero della capacità che questa tenga e continui a procedere senza shock.
Il primo termometro indica in realtà una febbre alta da tempo. Il debito USA ha superato i 40.000 miliardi di dollari. In Europa tutte le principali economie hanno mostrato una certa difficoltà nel tornare a livelli di rapporto tra PIL e deficit antecedenti la crisi del Covid.
Il secondo è variabile, ma sembra iniziare ad accusare i colpi di:
- Enorme quantità di debito immessa sul mercato dagli hyperscaler;
- Crescita incerta non solo per le economie storicamente sviluppate, ma anche per la Cina;
- Prezzo del petrolio di nuovo in salita;
- Incertezze politiche dovute alle midterm USA.
Una concomitanza di fattori che – nei momenti di rincorsa anche del mercato azionario – si fanno sentire piuttosto prepotentemente.

È certamente ancora presto per parlare di crisi del debito sovrano, ma i grafici che alleghiamo non sono certamente di quelli che lasciano dormire sonni particolarmente tranquilli.
Il trend, in aggiunta, non è nato ieri. Le pressioni rialziste sui rendimenti dei debiti dei principali Paesi durano da tempo, con poche soluzioni di continuità.
Potrebbe essere una Jackson Hole diversa
Tra il 27 e il 29 agosto si terrà la storica kermesse finanziaria di Jackson Hole, alla quale partecipa, da tradizione, il presidente di Federal Reserve. Kevin Warsh ha detto, pubblicamente, di non avere intenzione di parlare di politica monetaria in senso stretto, ma piuttosto di voler sfruttare l’occasione per indicare i cambiamenti che vorrebbe apportare al funzionamento della banca centrale americana.
Con i rendimenti dei bond però in quelle condizioni, sarà difficile sedersi a parlare in cristalleria facendo finta che non ci sia un elefante a farci compagnia.
La situazione non è ancora grave e irreversibile, ma comincia a farsi preoccupante. Tanto dall’altro lato dell’oceano, quanto dal nostro. Per quanto riguarda l’Italia invece, siamo a 4,84% sui trentennali. Livelli più o meno in linea con quelli degli ultimi anni, per quanto comunque in trend rialzista.
Anomalia Cina
Rimane poi un’anomalia, quella cinese. I bond quinquennali di Pechino sono a livelli molto bassi e rischiano di sfiorare il record… al contrario. Di letture possibili ce ne sono diverse: la più concreta riguarda i dubbi sull’andamento dell’economia cinese.
Quella più pittoresca è la lenta trasformazione del debito pubblico cinese in un’alternativa a quello USA, in termini di riserva.
Criptovaluta.it® Ultime Notizie Bitcoin e Crypto News | Criptovalute Oggi

