Le grandi borse americane di preparano già al passaggio al trading prolungato. Il Nasdaq dovrebbe aprire, secondo i propositi, al trading fino alle 4 del mattino locali, per poi passare alla configurazione finale da 23 ore al giorno dopo l’ok dei regolatori. È una notizia che, collateralmente, interessa anche il mondo crypto, in particolare nella misura in cui desidera essere infrastruttura per questo cambiamento.
C’è chi poi, volendo vedere segnali di bolla pronta a esplodere ovunque, ricorda che proprio durante la bolla dotcom, a cavallo tra vecchio e nuovo millennio, aumentarono le proposte in tal senso. Non se ne fece poi nulla. Dopo che tutto venne giù, di motivi per continuare il trading 23 o 24 ore al giorno ne rimasero pochi.
Ma servirà davvero la blockchain?
Complici giornali che non hanno capito granché dell’evoluzione che sta travolgendo le borse, si tende a far confusione tra quelli che sono i motivi che dovrebbero portare alla tokenizzazione totale o quasi dei titoli scambiati in borsa e la volontà di far rimanere suddette borse aperte quasi 24/24.
Quando i volumi di trading sono alti, quando i retail sembrano disposti a pagare commissioni anche elevate pur di salire sul carro dei titoli che corrono di più, diventa assai invitante allargare l’orario di trading. Si può puntare, in quel caso, di più, più a lungo durante la giornata e – dicono i maligni – anche durante ore che non sono esattamente di massima lucidità.
Diverso il discorso della tokenizzazione: questa infatti ha vantaggi diversi, perché permette il completamento delle operazioni di scambio di denaro per titolo in simultanea, rendendo inutili o quasi i lunghi e costosi processi di clearing.
Sono due moventi diversi, non coincidenti, e che non devono essere confusi.
L’eventuale apertura delle borse più a lungo non c’entra nulla con la blockchain
I server del NYSE o del Nasdaq possono rimanere accesi tutto il giorno, senza che ci siano problemi in tal senso in termini di tecnologia utilizzata. La blockchain non è l’unica infrastruttura, per capirci, in grado di rimanere accesa sempre e comunque.
Chi vede dunque nei recenti annunci del NYSE e del Nasdaq un tentativo di spingere per la blockchain, dovrà necessariamente ricredersi. Diverso il discorso invece per la tokenizzazione: in quel caso le tecnologie blockchain saranno più che necessarie – e forse qualcosa potranno cavarne anche i token collegati.
La bolla?!
Qualcuno ricorda, correttamente, che nell’avvicinarsi al picco della bolla dotcom crebbero anche le richieste di orari di trading più estesi. Richieste che arrivarono da fondi, gestori, società di borsa e anche investitori di piccola taglia.
Ciò che ne venne fuori fu l’aggiunta della sessione serale al Nasdaq, con il progetto più ampio di trading quasi 24/24 che fu rimesso nel cassetto dato che la bolla dotcom lasciò strascichi, anche psicologici, importanti.
C’è chi vuole vedere in questa “corsa” al trading continuo una sorta di parallelo con quel periodo. Per ora, però, non sembrerebbe aver avuto ragione.
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