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Chainlink LINK crypto open interest rialzo

L’open interest di Chainlink torna ai livelli pre-crash del 10 ottobre: inizio del recupero per $LINK?

Ottimo segnale per Chainlink, che vede un miglioramento del sentiment e registra un incremento dell'open interest nelle ultime settimane.
Chainlink LINK crypto open interest rialzo

Tra tutte le altcoin blue chip, Chainlink è senza ombra di dubbio una di quelle che sta mostrando segnali molto interessanti sul comparto dei derivati. L’open interest aggregato di tutti i contratti in $LINK, misurato in quantità di token (non in dollari), è tornato al di sopra dei livelli precedenti al brusco crollo dello scorso 10 ottobre 2025. I prezzi sono ancora molto distanti rispetto a quel periodo, ma c’è comunque un importante incremento della leva in corso, di cui vale la pena discutere.

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Dal massimo locale di ottobre $LINK registra ancora un drawdown del 60% circa, in una condizione simile a tante altre monete dell’industria crypto. Ad ogni modo, il token dell’oracolo più famoso del settore sembra stia tornando sotto la lente degli investitori, forse anche a causa delle recenti news positive e di una previsione molto ambiziosa pubblicata da una nota banca del mondo TradFi.

Per chi non lo sapesse, l’open interest è una metrica molto semplice che misura il numero complessivo di contratti derivati aperti e non ancora chiusi su un determinato asset. Il dato può essere espresso in due modi: in dollari, come controvalore nozionale di tutti i contratti, oppure in quantità di token, indicando il numero complessivo di monete – in questo caso di $LINK – associati alle posizioni aperte.

Se prendiamo come riferimento la quantità di token, possiamo vedere come l’open interest di Chainlink abbia pienamente recuperato tutto il terreno perso dal 10 ottobre, evento che aveva innescato un vero e proprio deleveraging reset. In quel giorno oltre 8 milioni di monete furono spazzate via dal conteggio dell’OI in poche ore di negoziazioni, con conseguenze parecchio ribassiste sulla futura price action della criptovaluta.

Guardando invece all’open interest espresso in dollari, la situazione cambia parecchio: anche in questo caso si registra un recupero nelle ultime settimane, ma mancano ancora 250 milioni per tornare ai livelli precedenti al crash. Questo perché, come detto sopra, $LINK viene scambiato con un prezzo fortemente ribassato rispetto allo scorso ottobre.

LINK Chainlink open interest
Open interest su Chainlink (in USD e $LINK)Fonte dati: https://x.com/SantimentData

In ogni caso, il segnale che possiamo leggere da questa situazione è bullish e riguarda l’incremento dell’esposizione degli operatori sui derivati, confermando un ritorno della leva sul mercato, seppur ancora in modo parziale.

Restando sul tema dei derivati legati a Chainlink, tra i fattori più interessanti da osservare notiamo un movimento “anomalo” dell’indicatore Cumulative Volume Delta (CVD) se rapportato all’andamento dei prezzi di $LINK. Infatti, dopo il forte rialzo registrato il 15 agosto, nel mezzo del quale la moneta ha toccato un massimo locale a 9,74 dollari, il CVD ha iniziato a scendere progressivamente nelle ore successive.

Questo significa che da quel momento in poi la pressione di vendita è aumentata, con un numero crescente di ordini di vendita eseguiti a mercato rispetto a quelli di acquisto. Nonostante ciò, i prezzi hanno retto molto bene sul grafico, evidenziando come la domanda passiva (ordini a limite) abbia assorbito le vendite senza causare un sell-off.

Anche il funding rate aggregato, che nelle ultime ore era sceso in territorio negativo – per poi recuperare – mostra una composizione degli operatori sbilanciata sul lato sell, che non è però stata sufficiente ad affondare le quotazioni di Chainlink. Non è chiaramente il segnale che farà ripartire il bull market, ma è un buon indizio rialzista.

Metriche mercato dei derivati Chainlink
CVD e funding rate su $LINKFonte dati: https://openmarket.xyz

Molti trader hanno costruito posizioni long su $LINK a partire dal 7 agosto e ora stanno cercando di difenderle. Sulla mappa delle liquidazioni possiamo leggere un cluster di potenziali liquidazioni long nel range compreso tra gli 8,3 e gli 8,8 dollari, mentre per le posizioni short il target più rilevante è quello dei 10,2 dollari.

Ecco, forse quello a cui stiamo assistendo è semplicemente la dimostrazione di come il sentiment di mercato dei detentori di $LINK sia migliorato nelle ultime sessioni. In particolare, a supporto di questa tesi vediamo come siano emerse notizie positive per il progetto, a partire dalla recente scelta del provider BitGo di puntare su Chainlink.

In realtà, sono ormai mesi che tanti protocolli DeFi e Web3 stanno migrando da LayerZero a Chainlink, come conseguenza del famoso incidente avvenuto su KelpDAO a metà aprile.

Citiamo ad esempio la stessa piattaforma Kelp, Kraken, Lombard e tanti altri progetti minori, a dimostrazione di come Chainlink potrebbe aver guadagnato una fetta consistente del mercato dell’interoperabilità on-chain, e di come questa condizione sia stata potenzialmente apprezzata dagli investitori.

C’è poi da riportare la recentissima previsione pubblicata da Standard Chartered – banca londinese che non si è mai astenuta dall’offrire proiezioni particolarmente ottimistiche sugli asset digitali – la quale ha affermato che $LINK farà 25x entro il 2030. Il suo target è di 200 dollari, un prezzo forse irrealistico anche per i Chainlink marines, che però potrebbe aver fatto sognare qualche trader, spingendolo ad aumentare l’esposizione sui derivati.,

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