La storia di Pierino che gridava al lupo! ha accompagnato la crescita di tutti noi. Oggi ne vediamo una riedizione in Scott Bessent, Segretario del Tesoro USA, che i mercati non sembrano voler prendere più sul serio, ammesso che lo abbiano mai fatto. Oltre alla già arcidiscussa situazione del mercato dei bond, anche quella sul petrolio non è granché edificante per il Segretario. Ieri ha promesso una tempesta finanziaria sull’Iran, oggi i mercati rispondono affossando il petrolio.
I prezzi del petrolio perdono il 3%, con il Brent che torna sotto i 90$ al barile e WTI che rimane poco sopra gli 80$. Se tempesta finanziaria sarà quella che si abbatterà sull’Iran, non riguarderà granché il mercato del greggio, almeno secondo le prime stime dei mercati.
C’entra anche una certa ripresa del traffico da Hormuz
Non è solo Scott Bessent a essere recepito con un enorme beneficio del dubbio. Anche gli allarmi dei principali player del mercato del petrolio non hanno aiutato granché il petrolio a mantenersi gagliardo cavalcando le minacce degli USA all’Iran.
Minacce che arrivano, tra le altre cose, a quasi sei mesi di distanza dall’inizio di un conflitto che l’inquilino della Casa Bianca contava di chiudere in sei settimane. Chiusura che non è avvenuta e che probabilmente non avverrà, dato lo stallo militare.
Uno stallo militare che ha portato Bessent a spingere sulle sanzioni economiche e finanziarie, che dipendono però – scrive Bloomberg – dalla volontà degli USA di attaccare finanziariamente anche la Cina e i Paesi nella sua orbita. Più facile a dirsi (e a minacciarsi) che a farsi.
Il petrolio in discesa può aiutare l’azionario
Il petrolio in discesa potrebbe dare una mano alle borse USA, con Nasdaq e gli altri indici che hanno vissuto una prima metà della giornata al rialzo.
Rimane però da considerarsi anche la questione bond: la crisi c’è, le parole di Bessent non l’hanno placata e la paura che le scosse si trasmettano ai mercati risk-on sono concrete.
Bitcoin rimane a guardare, dopo aver conquistato gli 80.000$ e averli persi: l’asset scambia in parallelo con il cosiddetto debasement trade e le condizioni migliorate sul fronte energetico non stanno forse aiutando.
E non lo faranno fino a quando Nasdaq e Bitcoin saranno in correlazione inversa. Un evento che non capita molto di frequente e la cui durata è materiale per gli indovini.
L’oro gioca invece d’attesa: non deve scontare gli enormi gain che abbiamo visto nel mondo delle criptovalute e si trova sui prezzi di 24 ore fa. Correzione in linea con Bitcoin invece per l’argento.
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