Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha firmato due ordini esecutivi, imponendo il passaggio a crittografia resistente al quantum tra il 2030 e il 2031 per tutti i sistemi ad alto impatto e ritenuti cruciali per sicurezza ed economia. È la prima volta che un atto pubblico degli Stati Uniti si interessa della questione quantum e della possibilità che i computer di nuova generazione possano agilmente superare la crittografia attualmente utilizzata.
Tutti gli asset di alto valore a livello federale e i sistemi ritenuti di importanza cruciale dovranno passare a crittografia post quantum rispettivamente entro il 2030 e il 2031. La questione non interessa direttamente Bitcoin e il mondo crypto – sistemi sui quali gli USA non possono rivendicare alcun tipo di giurisdizione. Gli effetti però – almeno a livello di dibattito pubblico – finiranno per impattare anche su questi sistemi.
Accelerare la transizione
Gli ordini esecutivi presidenziali sono stati promulgati allo scopo di accelerare il passaggio a sistemi crittografici che siano in grado di resistere a eventuali attacchi quantum. Una preoccupazione che riguarda tanto i sistemi centralizzati quanto quelli decentralizzati.
L’avvento dei computer quantum di larga scala, in particolare nelle mani degli avversari, costituirà una seria minaccia a sistemi di sicurezza che sono largamente utilizzati. L’attività cyber contro la nostra nazione presenta inoltre il rischio della raccolta già ora di dati che potranno essere decrittati più avanti, quando i computer quantum saranno operativi.
Una preoccupazione che ricalca quella di tanti specialisti e che ora trova eco anche in un ordine presidenziale, che sarà immediatamente operativo imponendo una scadenza per il passaggio relativamente di breve periodo.
I destinatari dell’ordine esecutivo sono le agenzie federali – che dovranno guidare la transizione dei sistemi ritenuti fondamentali per la sicurezza (anche economica) degli Stati Uniti d’America.
La discussione nel mondo crypto
Nel mondo crypto la discussione sta andando avanti da tempo e ha visto diversi protocolli creare già task force o proporre roadmap per il passaggio a una crittografia in grado di resistere al mondo che verrà.
Ethereum si sta già muovendo. Algorand ha recentemente annunciato una roadmap con scadenze precise, mentre nel mondo di Bitcoin le discussioni sono più indietro.
La scorsa settimana Amazon ha comunicato le sue proiezioni – che indicano un orizzonte di 5-7 anni per l’arrivo dei primi quantum computer con applicazioni commerciali.
La discussione sulla minaccia quantum tormenta ciclicamente Bitcoin ed è stata in passato considerata motivo di preoccupazione per la tenuta di $BTC come asset, non senza qualche esagerazione.
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in realtà questa mossa, anche se spaventa il retail poco informato, accelera in modo brutale la maturazione del settore crypto. ricordiamoci che le blockchain sono i sistemi più flessibili e rapidi del mondo ad aggiornarsi, e nell’attuale panorama crypto ci sono gia sistemi, come il ledger di XRP per esempio, che supporta nativamente tutti gli aggiornamenti necessari senza bisogno di hard fork traumatici (esistono per esempio gia algoritmi come xmss o sphincs+) resistenti ai quanti. Poi non parliamo di progetti come ICP che la possibilità di funzionare nativamente come unico super computer globale senza chiavi private centralizzate. In ogni caso stesso BTC si adeguerà implementando firme post quantistiche tramite soft fork prima del 2030. l’unico rischio è per i BTC dormienti che non seguiranno la transizione. Insomma, vedo dei ritracciamenti in termini di prezzo del comparto, ma essenzialmente provocati da trader emotivi.
Secondo me c’è un “problema” di consenso. Nel senso, ottenere il consenso da parte di Bitcoin rispetto a un’entità centralizzata è meno banale. Ma si farà.